“Il Ministero della bellezza” (un libro proprio da leggere)

Una scrittura colta, ironica, leggera senza essere mai banale, piena di trovate capaci di scaldare il cuore e illuminare la mente. Stiamo ovviamente parlando di “Come miele colato su un tomino”, folgorante opera prima del giovane Adriano Cassandro, un nome sul quale, non facendoci difetto l’esperienza, diciamo subito che la letteratura italiana potrà far gran conto nei decenni a venire. A dire il vero, per le italiche sorti letterarie all’orizzonte si profilano anni di rinnovato entusiasmo, percependo l’inizio di una di quelle vette che, seppur raramente, quando appaiono sanno però caratterizzare un mondo altrimenti asfittico: “Clinker”, dell’altrettanto splendida esordiente Ottavia Dallamano, infatti, si pone come una sorta di controcanto femminile al miele dei tomini e nulla vieta di pensare alla coppia Cassandro-Dallamano come ai Moravia-Morante del terzo millennio.

Ma torniamo al nostro giovane Cassandro. Prima della sua felice uscita editoriale sapevamo certamente che il tomino è un classico formaggio piemontese, ricavato esclusivamente dal latte caprino. Nessuno, finora, si era però spinto con così felice ardimento a raffigurare una colata di dolcissimo miele su tale formaggio, metafora evidente del binomio di gusti, oserei dire del melting pot di convivenze, cui i giovani d’oggi devono pur guardare con speranza. Ecco, è proprio il tema della speranza, tra l’altro, a rappresentare il filo conduttore del romanzo di Cassandro che, recuperando certe felicissime intuizioni del primo Andrea Zambelli – quello del celebrato e pluripremiato “Avvisali tutti!”, per intenderci –  riesce con coraggio nel non facile intento di trasmettere i sogni, le ambizioni, le paure, l’amore di un’intera generazione, quella che solitamente è relegata ai margini del mainstream, la stessa che con tenacia e fierezza si confronta sui grandi temi nei salotti televisivi delle due e mezza del pomeriggio. Insomma, Adriano Cassandro riesce felicemente laddove altri, prima di lui, avevano arrancato per abbozzare sprazzi di questa nuova letteratura di sentimenti, sentimenti veri, sentimenti che fanno timidamente capolino tra un gelato e un pomeriggio al centro commerciale, altri autori che invece avevano solo lasciato intravedere possibilità e capacità che poi, alla concreta prova dei fatti, hanno deluso le attese (e ci riferiamo soprattutto al Labrozzo di un paio di stagioni fa, con il suo inconcludente “Regalo di compleanno”).

In definitiva, quindi, sappiamo tutti che nel nostro meraviglioso paese del sole e del mare, la lettura non è tenuta in gran conto. E a ragione: perché perdere tempo con il naso incollato a pagine di libri quando la vita all’aria aperta ci chiama con tale bellezza? Eppure, se proprio volete leggere un libro all’anno, per migliorare la nostra posizione nelle classifiche internazionali di genere, che per i motivi suddetti ogni anno ci inchiodano nelle ultime posizioni, ecco, allora senza indugio leggete “Come miele colato su un tomino”, di Adriano Cassandro. E fatelo prima che esca il film – che a quanto dicono sarà presto nelle sale per la regia di Fabio Volo – per non togliervi poi il gusto di assaporare le singole parole del Cassandro non disgiungendole dalla conoscenza della delicata e perfetta trama narrativa del romanzo.

Bene.

Detto questo aggiugno che:

– nonostante Marco Lazzarotto mi abbia tirato il pacco al Salone di Torino, non presentandosi all’appuntamento stabilito da precedenti e vincolanti accordi e cercando di rimediare con una tardiva telefonata;

– nonostante per il citato motivo, la mia copia de “Il Ministero della bellezza”, seconda opera di Marco Lazzarotto, sia rimasta priva dell’autografo con dedica dell’autore;

– ecco, nonostante tutti questi motivi di vario risentimento, voglio specificare qui che Marco Lazzarotto con “Il Ministero della bellezza”, edito da Indiana, ha scritto un gran bel romanzo, uno di quelli che ci rimani male alla fine proprio perché è finito (ed è finito senza sapere più nulla di Lisa, ex ragazza del protagonista del romanzo, lo scrittore torinese Matteo Labrozzo, personaggio che, nel contesto della dittatura morbida della Callistocrazia – siamo in un’Italia futuribile, ma nemmeno poi troppo – dicevamo, questa Lisa, in questo contesto, aveva tutte le carte in regola per continuare ad allietarci fino a pagina 280 – e non resta quindi che continuare a immaginarcela in sottoveste, in splendida forma, in una delle ultime scene a metà del romanzo in cui fa la sua apparizione).

Io non so se Marco Lazzarotto conosca Marco Bosonetto. Però, “Il Ministero della bellezza” mi ha ricordato per alcuni aspetti – soprattutto per certi spunti satirici e per l’ambientazione in un’Italia del futuro prossimo la cui politica è irrimediabilmente corrotta – “Nel grande show della democrazia”: ma se Bosonetto concentrava gran parte della sua ironia nel racconto dello sfacelo partitico e istituzionale, Lazzarotto ci regala, invece, una seconda parte di romanzo (soprattutto) dove l’attenzione viene spostata sul mondo editoriale, con gli assurdi meccanismi che sempre più spesso sembrano regolarlo. Riuscendo spesso esilarante. Nel senso migliore del termine, ovvio.

Ora, i casi sono tre:

– Marco Lazzarotto conosce Marco Bosonetto;

– Marco Lazzarotto non conosce Marco Bosonetto;

– Marco Lazzarotto e Marco Bosonetto possono tranquillamente dire “Marco Truzzi l’ha fatta fuori dal vaso ancora una volta” e buona lì.

Però, alla fine, posso concludere questa recensione, che nei fatti è poi diventata quasi una metarecensione – e posso farlo con la coscienza pulita – con lo stesso consiglio che chiudeva la finta recensione al finto libro dell’inesistente Adriano Cassandro: leggete “Il Ministero della bellezza”, di Marco Lazzarotto, edito da Indiana. Non ve ne pentirete, davvero.

 

P.S.

Così, per chiarire ancora meglio: “Come miele colato sui tomini” non esiste, così come è inesistente lo scrittore Adriano Cassandro e tutto il resto citato nella prima parte di questa recensione. Si tratta di titoli e autori che compaiono nel romanzo di Marco Lazzarotto: il che offre solo un piccolo assaggio della straordinaria capacità inventiva e narrativa dell’autore. Per cui non chiedeteli al vostro libraio, non mettetelo in difficoltà che ha già mille altri casini cui pensare.

P.S. 2

Siccome ho parlato di un sacco di cose, ma non della trama de “Il Ministero della bellezza“, ecco qui, dalla quarta di copertina: “L’Italia e una Repubblica fondata sulla bellezza: i brutti vengono retrocessi o licenziati, esclusi dai centri storici, dai locali, dai supermercati, costretti a coprirsi il volto con eleganti sacchetti per il pane. Anche il cielo, di un perenne e limpido azzurro, sembra essersi piegato ai voleri del nuovo governo. In un Paese ormai schiavo dell’apparenza, Matteo Labrozzo, scrittore emergente, diventa vittima dei propri limiti fisici, ritrovandosi sempre più emarginato: la fidanzata se ne va, il suo editore non ha intenzione di pubblicargli altri libri e la sua calvizie è sempre più incipiente. Per sopravvivere, Matteo dovrà guardarsi allo specchio e prendere una decisione: conformarsi e lasciarsi plasmare, o dichiarare guerra aperta alla patinata dittatura della Callistocrazia”.

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