La morte del prossimo

Di fatto la tesi del libro di Luigi Zoja si può ridurre a questo: nella società post-moderna, la mediazione dei rapporti – mediazione che avviene in gran parte attraverso i mezzi (media, appunto) di comunicazione – ha intaccato il concetto di prossimità e quindi di prossimo. Di conseguenza, la capacità di “com-passione” è andata a sfumare fin quasi a scomparire tra le spire del vero e solo elemento uscito vincitore dalla lotta tra comunismo e capitalismo, che ha caratterizzato gran parte del XX secolo: il con-sumismo. ⁣
Sarebbe anche una tesi interessante, ma il portato di riflessioni che genera – di cui l’autore traccia solo un veloce resoconto – è davvero enorme e trova pochissima soddisfazione in un libretto che in poco più di 100 pagine tira in ballo Dio e Marcuse, Freud e Nietsche. Mancando, alla fine, proprio di quella dimensione “verticale” tanto rimpianta a livello di società.⁣

«Si può davvero invertire l’allentamento dell’altro che ha caratterizzato il XX secolo? Con quel processo di estraniazione, il prossimo si è fatto sempre più astratto e ci ha emozionato sempre meno: è diventato notizia, che riguarda l’informazione ma non il sentimento. La globalizzazione è ben lontana dall’essere solo un evento economico: è uno sconvolgimento morale. Ogni giorno ci sta sotto gli occhi una tragedia del mondo, su cui fino a poco fa saremmo stati informati sì o no ogni decennio: la fame, il ritorno di malattie devastanti, i drammi climatici, le stragi dimenticate. Ciò che merita la nostra compassione, e richiederebbe il nostro amore, è sempre più evidente, ma anche sempre più lontano, sempre più astratto: manca di profondità, come gli schermi che ce lo comunicano. Quell’arricchimento che l’informazione ci consegna, essendo inflazionato e astratto, contribuisce anche alla scomparsa di solidarietà che vorrebbe combattere. Si può davvero amare o solo conoscere quel che è lontano? E la sola conoscenza mi permette, almeno, di essere giusto?»⁣