Spigole

Ettore Lisio è uno (stanco) sceneggiatore di fumetti. Vive e lavora a Milano, zona Navigli, e gode di una certa popolarità, anche se la fama vera e propria risale agli anni Novanta quando creò Doc Diablo, un personaggio che ebbe uno straordinario successo editoriale, ma che, in seguito, lui ha rinnegato (più che altro per mettere a tacere certi sensi di colpa originati dalla genesi del personaggio stesso). 
A seguito della prematura scomparsa della moglie Beatrice, avvenuta due anni prima a causa di un incidente, Ettore abita con la figlia Patrizia e porta avanti, senza particolare entusiasmo, le sceneggiature del Ranger (che, nella finzione del romanzo, altro non è che la trasposizione di Tex). Con l’intento di dare una svolta alla propria vita, abbandonando definitivamente il lavoro di sceneggiatore, Ettore si invaghisce dell’idea di rilevare una pescheria, sulla cui serranda abbassata è stato esposto il cartello “affittasi”. Ma questa scelta lo catapulterà, insieme a vecchi e nuovi amici, in una situazione piuttosto complicata, alle prese con la malavita locale, tra pericoli, pestaggi, pedinamenti e agguati degni della miglior caccia al classico bandito messicano appostato in mezzo alle rocce.

Tra gli sceneggiatori di fumetti italiani, Tito Faraci è certamente un genio: per versatilità, creatività, ingegno e comicità, in pochi possono considerarsi al suo livello, capace di lavorare con la medesima bravura a Topolino come alle serie bonelliane. “Spigole” (Feltrinelli) è però un romanzo poco riuscito. Non che manchino gli spunti e anche una certa malinconia di fondo che, oltre ai Navigli milanesi, è in grado di far risaltare anche la capacità dell’autore di destreggiarsi su livelli diversi. Ma la storia, in sé, non regge, nonostante una certa verbosità di stile – più adatta ad una sceneggiatura (appunto) che a un romanzo – si industri per spiegare, in modo ridondante, i vari passaggi. Alcuni personaggi promettenti – come Pippo, per esempio – risultano così solo tratteggiati e rimangono sfocati, nella vana attesa di una loro vera e propria definitiva entrata in scena; altri, onestamente, sono poco credibili – e il fatto che uno di questi sia il villain della storia non rappresenta certo un vantaggio. Tutto questo a scapito di alcune buone intuizioni, come quella di far raccontare parte della storia alla stessa città di Milano.

Poi, intendiamoci: “Spigole” è certamente una buona compagnia, se l’intento è quello di trascorrere un paio d’ore estive, leggendo qualcosa di non troppo impegnativo. Tuttavia, da un autore come Faraci è lecito attendersi di meglio, corna di satanasso!