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MTV Unplugged: Nirvana

Abaout a boy – Montage of Heck

MTV Unplugged: NirvanaHo fumato la mia ultima sigaretta in un luminoso pomeriggio di aprile del 1994, uno di quei rari giorni in cui la bellezza di Correggio e del verde appena accennato dei suoi tigli è talmente disarmante che sei disposto a concederle fiducia ancora una volta.
So anche dove, terza panchina sulla destra, ai giardini pubblici, partendo da piazzale Carducci.
Ecco, sto lì, in attesa di un appuntamento che poi non andrà come avevo in mente, e in mano ho una cassetta TDK da 120.
Per chi non lo sapesse, la TDK da 120 era una specie di iPod, perché se ci registravi sopra in modalità “lp” ci stavano dentro quattro ore di musica. Potevi scegliere tre opzioni: 1. fare una “compilation” di robe varie, che adesso si chiamano playlist; 2. metterci un album intero sulla facciata A e un secondo album intero sulla facciata B; 3. duplicare un album unico, nelle due facciate, mantenendo la sequenza dell’originale, salvo però lasciare tipo 30 minuti di buco vuoto alla fine di ognuno dei due lati.
Nella TDK da 120 c’è un bootleg scarsissimo dell’Unplugged in NY dei Nirvana. L’album ufficiale uscirà solo di lì a qualche mese. Però ho un amico che a sua volta ha un amico che si è registrato tutto quanto direttamente dalla tv, visto che un terzo amico è là, in America, per via di uno scambio scolastico e ha mandato la videocassetta del concerto.
La TDK da 120 ha un difetto. O forse ha un difetto la fonte originaria. O forse c’è qualche altro ca-sino, che non so. Fatto sta che la sequenza dei pezzi è diversa da quella che poi uscirà sull’album. Ma l’ultimo pezzo è comunque “Where did you sleep last night?”. Solo che qualcosa è andato storto. Nelle registrazioni casalinghe – di quel tipo, poi – capitava frequentemente. E l’ultima strofa è ripetuta all’infinito, “ragazza mia, ragazza mia, non dirmi bugie, where did you sleep last night?”. Non ci sono gli applausi. Non c’è nient’altro che la voce rotta di Kurt Cobain, a ripetere quella frase.
Kurt Cobain è il mio eroe di quei giorni.
Kurt Cobain si è ucciso qualche giorno prima.

Unplugged in NYIn quella giornata di aprile del 1994 a Correggio, io non lo so, non ancora almeno, che l’Unplugged in NY è stato il funerale in diretta che Cobain ha fatto a se stesso. I tappeti, le candele, la luce soffusa, l’intensità dello sguardo, la voce straziata, tutto è funebre in quell’esibizione. Ma io non l’ho ancora vista. Ho solo questa TDK da 120 che finisce in loop. Ma in quella strofa c’è tutto ciò che serve, anche se molte cose appariranno chiare solo molti anni dopo: ci sono, cioè, il tradimento, l’insicurezza, le domande, la disillusione, i frantumi di una famiglia a pezzi, una famiglia in cui regna la menzogna e il dolore. La famiglia, che è il bene assoluto che Kurt ha inseguito per tutta la vita, e la cui mancanza, alla fine, ha rappresentato la mancanza di tutto.
Chi lo dice?
Beh, prima di tutto lo dice lui stesso, quando nelle sue ultime interviste non fa altro che parlare di sua figlia, l’allora piccola Frances Bean, e del dovere di non darle una famiglia di merda come ha avuto lui.

CobainPoi lo scrive Tommaso Pincio, in quel capolavoro che è “Un amore dell’altro mondo” (Einaudi, 2002): “Molti anni dopo, quando tutta questa storia sarebbe finita nell’unico modo possibile, quando non ci sarebbe stato più niente da dire, e aggiungere qualcosa sarebbe parso non soltanto inutile, ma anche irriguardoso, la madre rilasciò un’intervista: – Il nostro divorzio fu un’esperienza devastante per lui. Ne uscì distrutto. Divenne… come dire? Triste su tutta la linea”.
Infine, lo dice anche Charles Cross, nel suo “Più pesante del cielo” (Arcana, 2002), ancora oggi, secondo me, la più bella bio di Cobain: “Per Kurt fu un olocausto emotivo. Per lui fu traumatico perché vedeva sfaldarsi sotto gli occhi tutto ciò su cui lui confidava, la sicurezza, la famiglia e anche il suo mantenimento”.
Olocausto emotivo.
C’è questa scena terribile in “Montage of Heck”, il docu di Brett Morgen su Cobain, uscito nelle sale italiane il 28 e 29 aprile. Sono riprese da uno dei celebri lost weekend della coppia tossica Cobain-Love. Si vede Kurt, fattissimo, che cerca di far camminare Frances Bean, mentre lui stesso non si regge in piedi. Perché lo fa? Perché in un momento in cui l’eroina è padrona della sua vita, si presta a questa cosa? Perché non desiderava altro che sua figlia fosse felice. Che è l’aspirazione di tutti i genitori. E la felicità di un figlio è data prima di tutto da due genitori che stanno insieme. Punto. Insieme, in qualsiasi condizione.
Questo, secondo me, è il senso più vero – e per certi versi più straziante – del film di Morgen. In cui, per il resto, vengono messe in scena le grottesche figure dei genitori e della terribile Coutney Love, mentre l’unico personaggio dotato di umanità toccante è il bassista e amico Chris Novoselic (Dave Grohl, invece, nemmeno viene intervistato, per una scelta inopinata del regista), senza nulla aggiungere alla figura di un death rocker, di cui tutto, e oltre, è stato detto e scritto.

Nell’Unplugged, alla fine, la telecamera stringe sul viso di Cobain e poi sugli occhi che, pure al culmine della sua tossicità e della disperazione, sono limpidi e bellissimi come non mai: “Where did you sleep last night?”, mormora.
Anche io ho capito molto dopo che non è la risposta quello che conta. Ma il fatto che ci sia qualcuno che te lo chiede. Qualcuno cui probabilmente importa qualcosa di te, qualcuno che solo dimostrando questo interesse diventa la tua famiglia.
Quando certe volte mi guardo allo specchio, quando vedo i miei bimbi giocare, mi torna in mente quel giorno di aprile e non tanto per l’ultima sigaretta fumata o per l’appuntamento andato male, quanto per la TDK da 120 con la registrazione rovinata alla fine.
E mi riconosco fortunato per aver avuto chi mi ha fatto spesso quella domanda, una domanda che molte volte ti salva la vita.

Un altro, un altro (inedito olimpico)

Avevamo parlato di Luz Long.

Ora aggiungiamo Peter Norman: “Quando si avverano le paure più grandi” è il secondo inedito “olimpico” della settimana (erano il “regalo” dei Pesci Rossi per l’estate).

Potete leggerlo qui (compreso ringraziamento per Fabio Adani, artista, che ha suggerito questa narrazione).

E ora, davvero, stacchiamo un po’ (ne abbiamo tutti bisogno).

Stay tuned, a presto 🙂

 

Un inedito (olimpico)

Berlino, 1936, qualificazioni della gara olimpica di salto in lungo: Jesse Owens, due nulli su tre tentativi, è a un passo dall’eliminazione. Allora l’atleta tedesco Luz Long gli suggerisce di spostare la sua rincorsa trenta centimetri più indietro.

Luz Long è morto nel 1943, sul fronte siciliano, nel corso dei combattimenti durante lo sbarco degli americani.

Le Olimpiadi per me hanno sempre avuto un fascino “sovratemporale”: “L’uomo che saltò l’Etna” è un racconto inedito e potete leggerlo qui (se vi va).

Per il resto, beh: buona estate, naturalmente.

Stay tuned 🙂

Luz Long e Jesse Owens

Quintessenze (mentre continua a muoversi, questa terra)

Charles Francis Richter è stata una delle figure centrali del terribile maggio emiliano. Tutto è diventato improvvisamente difficile e diverso e improvvisamente fragile (ne abbiamo parlato anche qui).

Eppure aspettavamo l’occasione per ripartire. Con ansia. Ma anche con fiducia, accidenti.

E per quanto riguarda i Pesci Rossi, l’occasione è questa: sabato 9 giugno, vernissage inaugurale della personale “Quintessenze” del (grande) artista correggese Fabio Adani, a Bologna, via Sant’Apollonia 25 (in pieno centro) ore 18,30. Io leggerò una piccola cosa (che però anticipa anche in qualche modo tutto suo quello che dovrebbe diventare il prossimo romanzo): “Appunti per una corretta prassi alchemica” è il titolo (del brano di sabato, non del romanzo).

Insomma, per chi è interessato… E, come sempre, per le prossime news stay tuned 🙂

Tweet!

Mentre proseguono gli appuntamenti dei Pesci Rossi con le scuole – sabato scorso è stata la volta dei ragazzi della IV ginnasio del Liceo Corso di Correggio: fantastici!!!, in un incontro per me “particolare” e anche emozionante, essendo un ex di quella scuola – questa settimana ci siamo dedicati a “cinguettare”. Mercoledì sera, infatti, l’alter ego dei Pesciolini su twitter – @wiz_goldfish – si è messo a canticchiare un bel po’, scoprendo un sacco di cose. Se volete saperne di più, il perché e il percome, leggete pure qui 🙂

Detto questo, ricordiamo ora un altro appuntamento.

Pesci Rossi a Novellara. Sabato 17 marzo, ore 17, i Pesciolini andranno dunque in breve gita a Novellara… Rocca dei Gonzaga (Sala del Fico), con Stefano Merzi.

E, dopo, altre cose seguiranno.

Stay tuned 🙂

Goldfish ‘bout Bagutta!

La notizia è già stata presentata in varie salse e titoli, per cui non vorrei nemmeno star qui troppo a darvi il tormento… Ma sì, è vero, i Pesci Rossi hanno vinto il Premio Bagutta Opera Prima 2012. Una cosa molto bella e molto inaspettata e molto emozionante, per la quale avrei una sfilza di persone da ringraziare lunga così. Nel frattempo ho avuto modo di parlarne qui.

Ovviamente, uno dei primi “effetti collaterali” è stata una certa affollata rassegna stampa (e anche giorni molto “pieni”, motivo per cui sono rimasto indietro con l’aggiornamento del blog): quindi, se vi va (ma non è detto, certo), la pagina del “dicono dei pesci rossi” qua sopra presenta diversi nuovi link.

Prosegue poi il tour “edizione deluxe 2012” (!!!), con nuove date (il calendario e gli approfondimenti si trovano al relativo pop up sul sito marcotruzzi.it). Anticipo velocemente: giovedì 16 febbraio, Modena, Biblioteca Delfini, ore 17,30; sabato 18, incontro alcune classi alla biblioteca comunale “Giulio Einaudi” di Correggio; poi il 23 e 24 febbraio si vola a Cagliari, per una due giorni per me molto speciale perché andrò a trovare i “grandi amici” dei pesci rossi alla meravigliosa libreria Piazza Repubblica.

Poi segnalo il link di un altro “super” amico dei Pesci Rossi: Gianluca Gobbi, con il suo “Punto GG“!

Ok, tutto qua, per ora.

Come sempre, stay tuned… 🙂

 

P.S.

Nel frattempo, giovedì 9 febbraio mi hanno invitato a parlare di un tema semplice: 

 

P.P.S.

Grazie mille a tutti… Grazie, davvero, per tutti i messaggi e i commenti di questi giorni!

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Dei fatti di Torino (e di altre cose più felici)

Dei fatti che sono avvenuti alle Vallette, a Torino, avevo pensato di non parlare. Mi ero scritto due cose, domenica, da tenere per me. Più che altro era una specie di promemoria personale.

Poi, invece, ho deciso di pubblicarlo, ma non l’ho fatto né per “sentenziare” qualcosa, né, tanto meno, per adeguarmi alle richieste (che pure ci sono state) “siccome hai fatto un romanzo dove si parla di zingari, scrivi qualcosa su quello che è accaduto”. “Sprangare la prima volta“, così si intitola il pezzo che trovate linkato, è uscito – ospitato da 24emilia.com – solo perché, nel frattempo hanno parlato sull’argomento in tanti. E siccome mi è parso di rilevare in questi giorni che sia Massimo Gramellini che Michela Muriga abbiano detto più o meno le mie stesse cose, ho pensato che se a dirle erano state due persone così più brave e importanti di me, poteva valere la pena, poteva voler dire cche quelle che avevo in testa non fossero complete sciocchezze.

Ecco qua, spiegato il senso di questa uscita.

Passando poi ad argomenti più “leggeri”, in uno degli scorsi post si era parlato di un’iniziativa, sabato 17 dicembre, alla Corte Ospitale di Rubiera (RE). Ebbene sì, ci saremo anche noi. La cosa si intitola “Narratori Amplificati“, si presenta come una specie di Woodstock reggiana-letteraria-invernale, e prevede due sessioni. Per me il palco è previsto alle 20,10: per chi fosse interessato, o comunque di passaggio nei paraggi, il cast previsto è di alta qualità (a parte, naturalmente, il sottoscritto). Vedere per credere. Per quanto mi riguarda, non ho ancora deciso cosa leggere, se qualcosa dai Pesci Rossi o altro. Ho ancora qualche giorno a disposizione e vedrò il da farsi (penso di portare i miei amati pesciolini, però).

E con questa uscita si conclude anche il 2011 di Damian e compagni. A quanto sappiamo, se ne riparlerà il prossimo anno, ma, prima di Natale, come promesso, ci sarà spazio per almeno un altro post “festivo”, con dono annesso e connesso, su queste frequenze.

Stay tuned… 🙂

 

Un appuntamento, un racconto, un articolo (+ una notizia segreta)

Estate al lavoro per i Pesci Rossi (cioè: loro se la sguazzerebbero anche molto volentieri – pozzanghere o non pozzanghere – ma sono le occasioni e gli impegni e le scadenze che si rincorrono).

E poi ci sono anche altre cose da scrivere… Ma andiamo con ordine.

E partiamo dal ricordare l’appuntamento a Carpi, lunedì 25 luglio, ore 21,30, Giardini della Pretura: il posto è molto bello, l’occasione è davvero ghiotta, Mario Sehtl (violino) e Gianluca Magnani (chitarra) da sentire (e se piove, niente paura: ci si trasferisce all’Auditorium della Biblioteca Loria, in via Rodolfo Pio 1a).

Altra news: il “vostro” è stato invitato a partecipare alla versione on line di Granta, prestigiosa rivista internazionale di letteratura, recentemente edita in Italia da Rizzoli. Il numero uno della versione italiana di Granta tratta il tema del lavoro, così come (naturalmente) il sito web della rivista. Insomma: ne è uscito un breve racconto, “Un virtuoso rinnovamento nei rapporti aziendali“, che linko oggi qua, sul blog, con un “grazie mille” a Stefano Izzo e a chi ci ha offerto l’occasione.

Nel frattempo, come tutti sanno, l’illustre rocker correggese (LL: non c’è bisogno nemmeno di dirlo) ha fatto un super-botto-exploit al Campovolo, per l’occasione ribattezzato Campovolo 2.0. E’ stato richiesto da 24emilia.com, il sito web in cui viene pubblicato il pescioso blog “Lemon“, un commento e ne è uscita questa cosa, sul “meglio dei correggesi“: local? Non local? Boh: andava di scriverla e l’ho fatto.

Infine… Infine… Infine: ehehehehe, avrei anche una (super)bella news-news-news, ma… Accidenti, me la devo tenere stretta ancora per me, questa notizia, ancora per un po’… Sarà una sorpresa 🙂

Nel frattempo, buona estate a tutti quelli che la stanno attraversando, nei loro singoli e unici e personali modi!