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Letti di notte: 21 giugno, l’estate comincia da qui!

E’ un po’ che ci stiamo girando intorno, sui vari social sui quali siamo presenti, e quindi ok, affrontiamo il tema anche qui.

La Libreria Piazza Repubblica di Cagliari (in collaborazione con marcosymarcos) si è inventata questa iniziativa: una notte dedicata alle librerie (indipendenti, of course), ai lettori, alle case editrici e agli autori, il 21 giugno, solstizio d’estate e “notte più breve dell’anno”. Poi è partito il tam-tam della rete, la cosa ha preso immediatamente piede e così sono diventate davvero numerose le librerie sparse per la penisola che hanno aderito, ognuna con una proposta e un programma personalizzato. Trovate tutto quanto qui.

Bene.

Al di là di questo, a noi però hanno fatto un gran regalo: ogni casa editrice partecipante all’iniziativa è stata chiamata a indicare un paio di propri titoli per contribuire alla promozione di una vetrina di libri ad hoc per l’iniziativa. Ora, Instar ha in catalogo premi Nobel e numerosi altri “autori-proprio-autori-importanti” (davvero) e quindi, wow!, è stata una bellissima sorpresa (evviva-evviva) trovare i Pesci Rossi segnalati per questa cosa, insieme a “Tre volte invano“, un romanzo meraviglioso (consiglio: va letto!) di Emiliano Poddi. E adesso quindi siamo finiti in un mini catalogo che comprende gente come Flannery O’Connor (per dire!), una cosa per la quale il senso di gratificazione va di pari passo con quello dell’inadeguatezza.

Damian e soci, infine, quella notte lì avrebbero dovuto essere in scena alla Libreria La Fenice di Carpi (che sarebbe stato un luogo “simbolico” per mille motivi). Purtroppo le difficoltà legate alla gestione di un evento notturno in un’area appena riaperta dalla condizione di “zona rossa” da terremoto (maledetto!), hanno fatto sì che l’appuntamento, ahinoi, saltasse.

Pazienza.

Siamo sicuri che ci sarà un’altra occasione.

Tutto questo, però, non toglie alcun valore alla raccomandazione finale: giovedì notte quindi scegliete libri e libreria, andate, divertitevi alla grande, “stay hungry!”

🙂

Il tempo prima, il tempo dopo, il tempo durante

Alcuni hanno già avuto modo di leggere, ma in effetti ho a disposizione anche questo spazio (è mio, ci mancherebbe altro) e qualcuno me l’ha pure chiesto… Per cui, rilancio qui una cosa scritta là 🙂

 

C’era l’orologio della stazione di Bologna.
E adesso c’è quello sulla torre di Finale Emilia.

Entrambi, a loro modo, a più di trent’anni di distanza, sono diventati simboli che ci dicono che in questa terra che non ha mai tempo da perdere sono proprio gli orologi a fermarsi, a restare inchiodati alla propria responsabilità di battere le ore della vita collettiva nell’emergenza. Non c’è nessun orologio che si ferma così, quando tutto va bene. Ma sono fermi, invece, nel dolore.

 

“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace”.

Lo dice l’Ecclesiaste, sembra tagliato apposta per noi, adesso, sembrano le parole che quegli orologi non possono pronunciare, ma che forse vogliono far intendere.

Non è qui lo spazio per addentrarci in una discussione sulla linearità o meno del tempo, non ne avremmo nemmeno le competenze. Eppure sappiamo che è vero che tutto ricomincia, dunque, anche quello che si è fermato, anche se forse non sarà più come prima. E nulla vieta di pensare che potrebbe essere meglio.

Così, gli orologi si fermano quando il tempo quantitativo è giusto che si arresti, perché non ce n’è più, perché è giusto visualizzare anche in quel modo la frattura tra il “prima” e il “dopo”. Eppure, come spiega Nietzsche, non è il tempo quantitativo ciò che è importante ai fini del nostro essere umani, quanto invece il tempo qualitativo.

Per questo non c’è orologio che tenga, proprio perché la qualità e l’immensità di ogni singolo attimo è affidata a noi stessi. Allora forse il tempo si è davvero fermato, quello sulle torri e sui campanili. Ma nelle tendopoli invece va avanti, eccome, nei gesti semplici dei tanti volontari che loro sì, regalano davvero un sorriso all’Emilia, certo molto più di bolsi intrattenitori e delle loro discutibili operazioni cultural – solidali.

I simboli, poi, servono più che altro a ricordare e ricordare fa sempre bene perché è un’attività che evita diversi problemi. E quindi ce ne saranno altri, di simboli, in futuro. Speriamo.

Ma la vita, la vita per fortuna è altro ed è qualcosa di più rispetto al tempo che ci concediamo (o che c’è concesso), scandito da quegli orologi ora fermi.

 

Per tutto il resto, come al solito, stay tuned!

(finirà tutto questo, finirà tutto questo, finirà tutto questo!)

Ecografia (away we go)

Ovviamente ci chiamano dentro proprio nel momento in cui l’Annamaria è in bagno. Sento dire il nome da dentro la stanza. Allora mi alzo e l’infermiera esce dalla porta, guardando tutte le facce che ci sono lungo il corridoio. Io sono lì davanti. Dico: “È in bagno, un attimo”. Lei dice: “Immagino che non sia tu a dover fare l’ecografia”. Dico: “Immagino di no”. L’infermiera rientra e parla a voce alta. Comunica alla dottoressa, dentro, che là fuori c’è solo “il ragazzo” – adoooro che pensino che io sia un “ragazzo” – e che c’è un problema di toeletta.  Anche la dottoressa esce dall’ambulatorio e mi guarda con diffidenza. Io mi gratto in testa e sorrido e non so cosa fare. Dice: “Pensi che ne abbia per molto? Devo andare a vedere se mi hanno fatto ripartire la macchina che si è fermata in mezzo alla neve”. Dico: “Non lo so, secondo me no…”. Fortuna che l’Annamaria arriva presto a toglierci dall’imbarazzo.

Allora entriamo.

Seguono procedure che ormai conosco. Data dell’ultima mestruazione, si accomodi, alzi un po’ la maglia, ecco così, si stenda, comoda, prrrrrrruiiiitttttt (che è il rumore del gel che ti mettono prima di fare l’ecografia), sguish squosh, spegniamo la luce. Io rimango in piedi, in un angolo. Non mi tolgo nemmeno la giacca, tanto a me nessuno deve chiedermi di mettermi comodo. Però mi sistemo in una buona posizione, davanti al piccolo monitor che si sta accendendo. La dottoressa passa ripetutamente l’ecografo sulla pancia dell’Annamaria. A me sembra un pancione bello rotondo. La dottoressa la rassicura dicendo: “Ma tanto lei è una longilinea, vedrà che non avrà problemi”. Io cerco di seguire in silenzio questi discorsi tra donne, ma la mia attesa è tutta per il momento in cui quel costoso apparecchio elettromedicale si collegherà con l’interno della pancia, via satellite, non so, via qualcosa. Chiudo gli occhi per un attimo e quando li riapro… Beh, un po’ è come essere alla tv. La dottoressa si dà da fare a comunicare un sacco di misure e a dire che va tutto bene. Io subito sono confuso, come al solito faccio fatica all’inizio a capire dove sta il sopra e il sotto, il dietro e il davanti. Però mi piace che tutte sorridano tra di loro, che tutto sia così estremamente tranquillo e soffuso. Allora mi rilasso anche io e finalmente la vedo, là dentro, vedo la mia bambina che si muove e si scaravolta. Dicono: “Questa è la mano”. Penso: “Wow”. Dicono che ha anche i capelli e mostrano una strana lanugine sullo schermo, dietro quella che intuisco essere la nuca.

Allora è lì che penso, che mi viene in mente che sì, manca poco, lei sta proprio per arrivare. Mentre la dottoressa dice: “Femmina, al cento per cento. Ecco, vedete? Queste sono le grandi labbra…”, io mi dico che siamo in affitto e che la la nostra casa è piccola e che qualcosa bisognerà pur fare. Credo.

Poi però mi viene anche in mente la grandiosa scena finale del grandioso film “Away we go”, che mi commuove sempre un sacco – a dire la verità mi fa piangere, davvero, ma che ci volete fare? – quando c’è Alexi Murdoch che canta e loro, Verona e Burt, sono arrivati nella vecchia casa di lei, dopo un sacco di giri, e lei è al sesto mese, e Burt le dice: “Questo è il posto giusto per noi”, e Verona lo abbraccia, sta piangendo, e gli risponde: “Lo spero, lo spero davvero”. Ecco, è quel fatto lì, è il fatto che lei non gli risponda di sì, ma gli dica “speriamo”, che per me rende quella scena formidabile (d’altra parte il film lo hanno scritto quei due formidabili geni di Dave Eggers e di sua moglie, Vendela Vida). È la speranza che fa la differenza nella vita di coppia. Non esiste “sì” o “no”, esiste invece “speriamo”: questo è il posto giusto per noi, tutto il resto si risolverà. Speriamo.

Nel frattempo l’ecografia è finita. L’Annamaria si riveste e io invece non ne ho bisogno. Mancano due mesi. Poco prima che il monitor si spegnesse, ho salutato la bimba: avrei voluto farle “ciao”, o almeno dirglielo, ma mi sembrava superfluo, lì, in mezzo a tutti.

Usciamo. Ci sono ancora alcune pratiche da sbrigare, prossimi appuntamenti da fissare.

Io dico: “Lo spero, lo spero davvero”.

Siori e siore, ecco qua…

Ormai è un “segreto di Pulcinella”, per cui tanto vale dirlo subito: la “bella notizia” – di cui si è parlato in precedenti post – è che i Pesci Rossi hanno vinto il Premio Seminara – Selezione Opera Prima, che viene assegnato dal circolo Rhegium Julii di Reggio Calabria. Il comunicato del Premio lo allego qui: così, il prossimo 23 agosto i Pesciolini voleranno sullo Stretto per “giocarsi” il superpremio finale con Paolo Sortino e Daria Canovi (il che, al di là di tutto, rappresenta una meravigliosa opportunità).

Sull’argomento aggiungo anche un po’ di rassegna stampa: 24emilia.com, Il Resto del Carlino e la Gazzetta di Reggio.

Detto questo, resta ancora da dire che la presentazione a Carpi – lunedì 25 luglio – ci sembra sia andata proprio bene: merito sopratutto dell’organizzazione di Anna Prandi, della splendida location, di Mario Sehtl (violino) e Gianluca Magnani (voce e chitarra), che sono due meravigliosi musicisti, e di tutte le persone che c’erano, attrezzate con il golfino d’ordinanza nelle sere di un luglio strano (dal caldo “infernale” al fresco alpino nel giro di una settimana).

Sotto alcune foto (come sempre di Annamaria, ormai fotografa ufficiale di questo tour… tra le tante altre cose: smack!)…

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Un appuntamento, un racconto, un articolo (+ una notizia segreta)

Estate al lavoro per i Pesci Rossi (cioè: loro se la sguazzerebbero anche molto volentieri – pozzanghere o non pozzanghere – ma sono le occasioni e gli impegni e le scadenze che si rincorrono).

E poi ci sono anche altre cose da scrivere… Ma andiamo con ordine.

E partiamo dal ricordare l’appuntamento a Carpi, lunedì 25 luglio, ore 21,30, Giardini della Pretura: il posto è molto bello, l’occasione è davvero ghiotta, Mario Sehtl (violino) e Gianluca Magnani (chitarra) da sentire (e se piove, niente paura: ci si trasferisce all’Auditorium della Biblioteca Loria, in via Rodolfo Pio 1a).

Altra news: il “vostro” è stato invitato a partecipare alla versione on line di Granta, prestigiosa rivista internazionale di letteratura, recentemente edita in Italia da Rizzoli. Il numero uno della versione italiana di Granta tratta il tema del lavoro, così come (naturalmente) il sito web della rivista. Insomma: ne è uscito un breve racconto, “Un virtuoso rinnovamento nei rapporti aziendali“, che linko oggi qua, sul blog, con un “grazie mille” a Stefano Izzo e a chi ci ha offerto l’occasione.

Nel frattempo, come tutti sanno, l’illustre rocker correggese (LL: non c’è bisogno nemmeno di dirlo) ha fatto un super-botto-exploit al Campovolo, per l’occasione ribattezzato Campovolo 2.0. E’ stato richiesto da 24emilia.com, il sito web in cui viene pubblicato il pescioso blog “Lemon“, un commento e ne è uscita questa cosa, sul “meglio dei correggesi“: local? Non local? Boh: andava di scriverla e l’ho fatto.

Infine… Infine… Infine: ehehehehe, avrei anche una (super)bella news-news-news, ma… Accidenti, me la devo tenere stretta ancora per me, questa notizia, ancora per un po’… Sarà una sorpresa 🙂

Nel frattempo, buona estate a tutti quelli che la stanno attraversando, nei loro singoli e unici e personali modi!

Pesci Rossi for geek

Ehi ragazzi…

nonostante le apparenze non è ancora arrivato il momento di appendere il cartello “chiuso per ferie”.

Almeno, non da queste parti.

Ci sono infatti ancora alcune questioni di cui occuparsi.

La prima è un annuncio: è da oggi disponibile – evviva evviva – l’ebook dei Pesci Rossi, la “geek version” delle avventure di Damian e Gioele.

Lo trovate qui e nel caso abbiate necessità di uno strumentino per leggerlo sul computer, ecco qua la soluzione.

Ok, ha un prezzo: 7 euro e 90. Non voglio aprire qui un dibattito sui costi della cultura e delle produzioni di contenuti e della “presunta” gratuità delle cose (semmai ci ritorneremo in altra occasione): dico solo “Sette e Novanta“, che, così come il prezzo di copertina della versione cartacea, intendono in parte quantificare le notti trascorse a scrivere i Pesci Rossi e il lavoro di Silvia – a 38 gradi di media! (grazie, grazie, grazie) – per produrre la versione epub.

Va bene, va bene: la seconda cosa è che ci sarà da preparare per bene l’uscita a Carpi, in quel di lunedì 25 luglio, ma ne parlerò a tempo debito.

E la terza è che tra qualche giorno ci sarà un piccola sorpresa, con un “inedito” on line.

Ho detto tutto, per ora.

Stiamo tutti bene, in questa estate all’inizio!

 

1 + 2 + 3

A Correggio oggi – 4 giugno – è San Quirino, patrono della città: cade di sabato e , quindi la faccenda non è che abbia particolari effetti lavorativi.

Noi ne approfittiamo però per segnalarvi una cosa.

E poi altre due cose.

E, infine, ulteriori tre cose.

Andiamo, dunque, con ordine:

1. ieri sera Alessandro Calabrò, che è un attore, ma, soprattutto, un amico del vostro redattore, ha portato in scena a Correggio “Tutto quello che è successo a Tony Broz“, che è un racconto che è venuto prima dei “Pesci Rossi” (per la regia di Gabriele Tesauri, altro amico): è andata piuttosto bene (nonostante il brutto tempo che ha impedito l’uscita all’aperto) e ora si incrociano le dita con la speranza che T.B. (come è meglio conosciuto) possa trovare un suo spazio, da qualche parte, nella prossima stagione teatrale autunnale;

2. abbiamo aggiornato la sezione appuntamenti del sito, perché ne avremo (appunto) altri due: uno a Reggio Emilia, venerdì 10 giugno, ore 21, Libreria Infoshop – “Sì sì, ci sono pesci rossi nell’acqua pubblica: un romanzo prima dei referendum“, che è una presentazione del libro con simpatico happening cultural-musicale in favore dell’acqua pubblica e dei quesiti referendari: con Emanuele Ferrari, Francesco e Matteo De Benedittis e Mario Asti – l’altro lunedì 25 luglio, a Carpi, ore 21,30, ai Giardini della Pretura (avremo modo di parlarne);

3. è uscito un trittico di recensioni niente male sui “Pesci Rossi”: un’intervista “intensa” sul Giornale di Reggio e due recensioni – che ci hanno davvero “emozionato” – su Collacolla e Fuorilemura (in più anche Popolis ha parlato della scorsa presentazione a Piacenza).

Voilà, per ora è tutto.

Baci,

keep in touch!

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E’ andata così…

Dunque, alla fine i Pesci Rossi hanno fatto la loro prima uscita (cioè, sarebbe la seconda, ma alla Rosta non eravamo ancora in libreria… per questo si parlava di “prequel”).

A Carpi, alla Libreria La Fenice è andata così: Marco ha letto, Enrico&Marco hanno suonato, Giuliano ha offerto l’aperitivo e la Panna ha fatto qualche fotografia.

Ma soprattutto c’erano delle persone che hanno ascoltato! E alla fine ci sono state firme e autografi e dediche… E tutto questo a me sembra davvero sorprendente (ma bello, molto bello). Perché poi ci sono state delle domande e nelle domande ci siamo detti tante cose, anche in merito alla scrittura dei Pesci Rossi.

Insomma, alla vigilia della partenza per il mini-tour torinese, le cose hanno funzionato e hanno funzionato nel modo che poi quando siamo tornati a casa eravamo “felici” (sì, mica c’è da vergognarsi a dirlo!) e ora non resta che sperare bene.

(intanto facciamo un po’ di rassegna stampa – io sono quello in basso!… Resto del Carlino giovedì 31 marzo)

(e si aggiungono nuove date: presto gli aggiornamenti su www.marcotruzzi.it)

(e poi dovreste veder anche qualche foto della serata: siamo timidi e non abbiamo fatto foto al pubblico, ma vi garantisco che c’era!) 

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In attesa…

Dunque, mancano ancora pochi giorni e poi, dopo il prequel reggiano di fine febbraio (con appendice di trasferta berlinese), i Pesci Rossi schiacceranno start sul calendario del loro “viaggio”. Lo faranno giovedì 31 marzo a Carpi, alla Libreria La Fenice, nell’insolito orario da aperitivo delle 18,30 (con sommo sprezzo del pericolo i Pesci esordiranno in un giorno – il giovedì pomeriggio, appunto – in cui i negozi sono chiusi: per cui chi ci sarà vorrà dire che sarà lì proprio per Gioele e soci).

Ad accompagnare la voce di Damian sarà il mio amico Enrico Tamassia, sicuramente uno tra i migliori chitarristi-farmacisti dell’area padana. Ci stiamo preparando: nell’attesa mancano ancora alcuni piccoli dettagli che contiamo di aggiustare prima di giovedì (chiaramente).

Oggi pomeriggio ho incontrato il mio amico Pibe a spasso per il Parco della Memoria di Correggio. Mi ha detto che si stava prendendo una pausa dai suoi mille impegni e che era un “privilegio” poterlo fare nel verde del Borgo.

Già.

Ora, non è che i giornalisti abbiano fatto la fila alla porta per i Pesci Rossi, ma c’è stato qualcuno che mi ha chiesto come mai il romanzo sia ambientato proprio a Correggio, se per una questione autobio o per altro (non è per nessuna di queste ragioni!).

Sono salito sulla collinetta del Parco, con in testa quel “privilegio” di cui parlava il Pibe. C’era una luce molto intensa e un sole quasi estivo: ho inspirato forte l’aria fresca e ho pensato “perché sì, perché questa storia non avrebbe potuto essere messa da nessuna altra parte, perché, nonostante tutto, il Borgo è anche casa mia”.

Nel frattempo, l’umore è decisamente migliore, grazie al fatto che c’è gente che parla bene di te: non sarà sempre così, ma noi ci godiamo ogni cosa bella che ci capita.

Stay tuned.

Cose belle che ci riguardano

In attesa di maggiori dettagli (che troverete su www.marcotruzzi.it non appena sarà attivo), cominciamo col dire che sono stati definiti due appuntamenti con reading per pesci rossi:

giovedì 31 marzo, alle ore 18, 30, a Carpi (MO), Libreria “La Fenice”;

domenica 17 aprile, alle ore 17, a Correggio (RE), Libreria “Ligabue”.

Ecco: non ci sono molti dettagli, ma intanto le date sarebbero queste, con la promessa di essere più preciso non appena possibile (e vabbé che, in ogni caso, non c’è poi molto altro da aggiungere… ma lo faremo, lo faremo).

Comunicati gli appuntamenti, resta da aggiungere una cosa: alla fine del libro, nella pagina dei “ringraziamenti”, sono citate cinque persone per nome (e cognome, quasi tutte) e 1.497.325 altri “anonimi” (con la promessa che il ringraziamento a loro lo avrei fatto personalmente).

Beh, cosa credete? Sto procedendo: diciamo che almeno 25 li ho ringraziati personalmente in questa settimana, per quanto si stanno dando da fare a “portare acqua” per i pesci: ora non si fa torto a nessuno di loro (25) se citiamo qua Muhozi Cassien, per l’incredibile rete che sta tessendo 🙂 … Ma poi arriveranno post-it anche per altri, in qualche modo (per cui: tremate!!!).