Archivio tag: Correggio

Si riapre con “L’innocente evasione”

L’innocente evasione”, esordio narrativo di Alberto Pighini, è un romanzo che parla di colpa, delitto, castigo, redenzione, amore, vita, morte, incontri, felicità, desiderio, vertigini, fede.

Poi parla anche di montagna (l’ambientazione è l’Appennino reggiano), di acqua minerale gassata e di bar di secondo o terzo ordine.
Infine, parla di emozioni, sentimenti e tempo (non il meteo, quell’altro, quello che scorre).
Tutto questo condensato in pagine che corrono via velocemente, con una trama avvincente, salti temporali, dialoghi e flussi di coscienza e riflessioni “dense”.
Ho dunque il grande piacere (e anche un po’ l’emozione) (e, come mi capita sempre, anche l’inadeguatezza) di presentare il romanzo di Alberto, sabato 14 settembre, a Correggio, alla biblioteca comunale “Giulio Einaudi”, alle ore 16,30.
Ora, se qualcuno verrà a dirci che in un sabato pomeriggio di metà settembre ha argomenti più importanti da affrontare rispetto a colpa, delitto, castigo, redenzione, amore, vita, morte, incontri, felicità, desiderio, vertigini, fede, montagna, acqua minerale gassata, bar di secondo o terzo ordine, emozioni, sentimenti e tempo che scorre, beh, ok, se c’è davvero qualcuno così, gli offriamo da bere. Promesso (Alberto non lo sa ancora, ma sarà d’accordo anche lui, ne sono sicuro).

Quindi vi aspettiamo.

P.S.
Ovviamente, anche Inter-Juventus (in programma sabato, sì, ma alle ore 18) racchiude in sé molte delle cose di cui abbiamo qui accennato. Ma non tutte. L’acqua gassata, per esempio, a San Siro non ci sarà (l’Inter va di Gatorade, quegli altri non si è mai capito bene) 🙂

P.P.S.
E non pensiate che “tanto finiranno prima” perché non è vero.

P.P.P.S.
E con questa news i Pesci Rossi riaprono allegramente il blog. E contano, quanto prima, di aggiornarvi anche in merito alla loro situazione personale in termini di “scrittura”.

Come sempre, stay tuned!

Innocente evasione

 

Occhiali da sole per il mostro-strega

Se tu non hai mai scritto niente per i bambini – e se, anzi, hai persino “paura” e ti sei detto che non farai mai un errore del genere, di cadere in questa tentazione, perché i bambini sono i lettori più esigenti e critici e attenti che uno possa incontrare – ma se le maestre della scuola dell’infanzia di tuo figlio ti chiedono “ehi, ti andrebbe mica di scriverci una storia per la serata di letture che facciamo tra due settimane? Dai, l’argomento sarà la luce, o il buio, vedi un po’ tu”, ecco, beh, dannazione, come fai a dire di no? Tanto mancano appunto due settimane – ti dici – e vabbé, qualcosa tiro fuori di sicuro. E quando invece mancano solo tre giorni e non hai ancora buttato giù una sola riga, va bene, dentro alla tua testa comincia in effetti a serpeggiare un certo nervosismo.

E poi hai l’Idea, davvero con la “I” maiuscola.

Ok, feroci, censori minorenni, me la giocherò con voi fino alla fine. E me la giocherò in modo furbo, scrivendo una cosa a quattro mani (cioè, a due teste, più che altro).

Io ho fatto così, per esempio.

Una sera, dopo cena, invece di fare i soliti giochi con macchinine e dinosauri, ho chiamato Lorenzo e gli ho chiesto: “Senti, ma se tu dovessi raccontarmi una storia sul buio in camera tua (perché lui ha paura del buio in camera DAVVERO), da dove partiresti?”.

“Di sicuro da un mostro-strega”, mi ha risposto lui.

Ovvio, come ho fatto a non pensarci prima? Un mostro-strega, niente di più facile, sciagurato che sono.

“E poi?”, ho insistito.

E poi è venuta fuori questa storia – gli occhiali da sole del mostro.strega – che vi allego qui. Se vi va di leggerla, certo. Oppure potreste prenderla – è gratis! – e rifarla a modo vostro, aggiungendo particolari o personaggi, togliendone altri e così via. Noi siamo già alla quarta versione, per esempio.

Per tutto il resto, stay tuned: cosa belle stanno per succedere (ho appena finito di leggere il libro di Agassi e questo era l’incoraggiamento che gli dava il suo coach: cose belle stanno per succedere. Esatto, bisogna crederci)…

Tipico mostro-strega nell'atto di mostrostregare qualcuno

Intanto nel febbraio ZeroTredici

Intanto sabato scorso ho avuto la fortuna (grazie, grazie mille alla biblioteca “Giulio Einaudi” di Correggio che ha organizzato e promosso e messo in piedi la cosa) di presentare Marco Malvaldi a Correggio e c’erano tantissime persone e Marco Malvaldi è stato molto bravo e (soprattutto) (cosa non scontata) ha dato l’idea di essere proprio una bella persona. Il che non guasta mai.

Intanto Marco Mengoni ha vinto Sanremo. E sì, doveva trionfare Elio, va bene, ma Daniele Silvestri è di un’altra e superiore razza.

Intanto accadono cose belle e impensate e gratificanti.

Intanto qualcosa cambierà.

Intanto sarà un anno che… Wow, che anno! (speriamo bene, speriamolo per tutti!).

Intanto torneremo presto anche a Cagliari.

Intanto Roma con il sole è bellissima. Ma anche Correggio, con il sole. Ma pure con la neve non scherza perché anche la neve è meravigliosa. E infatti la settimana scorsa io e Lo abbiamo fatto un ottimo pupazzo (nella foto, uno scatto “rubato”) e lo abbiamo chiamato “Magrone” (l’ha deciso lui, in realtà) perché sì, è venuto su un po’ così.

Intanto poi c’è una differenza sostanziale tra l’okite e la kerlite, per dire. E il laminato? Beh, quello costa meno.

Intanto siamo ancora in inverno anche se domenica si va a votare. Qui non si fa politica e il voto è segreto, ma ci sono persone che si sono ripresentate e queste persone che si sono ripresentate fanno “schifo”. Che è un brutto ed inelegante termine, ma rende l’idea molto meglio di altre più complesse disamine.

Intanto uscirà presto un romanzo nuovo che però no, non avrà a che fare con i Pesci Rossi.

Intanto ci saranno molte altre novità.

Intanto occorre pianificare un po’ di cose per un po’ di tempo, diciamo da qui fino a novembre, estate compresa. E solo per avere una chance di uscirne intatti.

Intanto un mio amico si sposa a settembre e in un colpo solo ci fa sentire tutti più giovani. E questo è un gran regalo che lui fa a noi.

E intanto, mentre cadono meteoriti e tu rimani lì, come un tirannosauro o un triceratopo, a sperare che non ti piovano dritti sulla testa (certo, augurandosi in questo senso di essere più fortunati di quanto lo furono a loro tempo tirannosauri e triceratopi), cerchiamo di vivere serenamente e con felicità in questo febbraio ZeroTredici.

IMG_1161

Trentadue anni fa, sul balcone di casa mia

Per molti della nostra generazione è stato Alfredino Rampi: la tv del dolore, l’impatto dei media nelle disgrazie della vita, tutto il resto, tutto ciò che ne è seguito, giù, giù fino al plastico nello studio di Vespa.

Per me invece è stata la strage di Ustica.

Non avevo nemmeno 5 anni, il 27 giugno del 1980. E non so dire perché me lo ricordi così bene. Per dire, dell’attentato alla stazione di Bologna, solo un paio di mesi dopo, invece nulla. Ma di quel giorno lì, invece, del giorno in cui il DC9 è caduto – anzi: forse del giorno dopo – ricordo esattamente il me stesso di allora che gioca sul balcone di casa, in mutande, tramonto rosso-emiliano alle spalle, mia madre che prepara la cena in cucina, mio padre che scuote la testa versandosi da bere, a tavola, mio nonno in canottiera per il caldo, stessa espressione, occhi fissi al televisore, in bianco e nero, quell’apparecchio che per accenderlo bisognava attaccare una specie di generatore nascosto nel mobile in un luogo per me “proibito”.

Sono tutti lì, li ho tutti esattamente davanti, cristallizzati nel tempo, mi sembra quasi di percepire ancora gli stessi odori.

E dopo non so cosa sia successo, non lo so davvero – l’inconscio o che altro – ma questa storia me la sono sempre portata dentro, vittima di un’emotività che va ben oltre il mio reale coinvolgimento nel fatto. Quando, adolescente, ho visto “Il muro di gomma” ho pianto (dico pianto davvero) senza nemmeno sapere perché (va bene: “I muscoli del Capitano”, De Gregori che canta alla fine del film, il credere che il giornalismo fosse davvero quello lì, quello che sullo schermo aveva la faccia indimenticabile di Corso Salani).

Quando, anni dopo, ho visto “I TIGI” di Marco Paolini invece mi sono incazzato, ma solo perché padrone di un’età con diversa consapevolezza.

Nel frattempo è cambiato tutto.

Ma a Correggio la luce dell’estate all’inizio mi sembra sempre la stessa e io il 27 giugno di ogni anno ritorno davvero lì, sul balcone di casa mia, con un dito in bocca e i giochi sospesi, mentre in tv scorrono immagini di persone che piangono e di certe cose che galleggiano nell’acqua del mare (e io al mare, come ogni anno, ci sarei andato dopo pochi giorni, e per me il mare era solo una cosa meravigliosa: mica si poteva aver paura del mare, no?).

Elenco delle persone che erano lassù e che dal 27 giugno del 1980 aspettano di sapere “perché”: Cinzia Andres, Luigi Andres, Francesco Baiamonte, Paola Bonati, Alberto Bonfietti, Alberto Bosco, Maria Vincenza Calderone, Giuseppe Cammarota, Arnaldo Campanini, Antonio Candia, Antonella Cappellini, Giovanni Cerami, Maria Grazia Croce, Francesca D’Alfonso, Salvatore D’Alfonso, Sebastiano D’Alfonso, Michele Davì, Giuseppe Calogero De Ciccio, Rosa De Dominicis, Elvira De Lisi, Francesco Di Natale, Antonella Diodato, Giuseppe Diodato, Vincenzo Diodato, Giacomo Filippi, Enzo Fontana, Vito Fontana, Carmela Fullone, Rosario Fullone, Benito Gallo, Domenico Gatti, Guelfo Gherardi, Antonino Greco, Berta Gruber, Andrea Guarano, Vincenzo Guardi, Giacomo Guerino, Graziella Guerra, Rita Guzzo, Giuseppe La China, Gaetano La Rocca, Paolo Licata, Maria Rosaria Liotta, Francesca Lupo, Giovanna Lupo, Giuseppe Manitta, Claudio Marchese, Daniela Marfisi, Tiziana Marfisi, Erica Mazzel, Rita Mazzel, Maria Assunta Mignani, Annino Molteni, Paolo Morici, Guglielmo Norritto, Lorenzo Ongari, Paola Papi, Alessandra Parisi, Carlo Parrinello, Francesca Parrinello, Anna Paola Pellicciani, Antonella Pinocchio, Giovanni Pinocchio, Gaetano Prestileo, Andrea Reina, Giulio Reina, Costanzo Ronchini, Marianna Siracusa, Maria Elena Speciale, Giuliana Superchi, Antonio Torres, Giulia Maria Concetta Tripliciano, Pierpaolo Ugolini, Daniela Valentini, Giuseppe Valenza, Massimo Venturi, Marco Volanti, Maria Volpe, Alessandro Zanetti, Emanuele Zanetti, Nicola Zanetti.

Il tempo prima, il tempo dopo, il tempo durante

Alcuni hanno già avuto modo di leggere, ma in effetti ho a disposizione anche questo spazio (è mio, ci mancherebbe altro) e qualcuno me l’ha pure chiesto… Per cui, rilancio qui una cosa scritta là 🙂

 

C’era l’orologio della stazione di Bologna.
E adesso c’è quello sulla torre di Finale Emilia.

Entrambi, a loro modo, a più di trent’anni di distanza, sono diventati simboli che ci dicono che in questa terra che non ha mai tempo da perdere sono proprio gli orologi a fermarsi, a restare inchiodati alla propria responsabilità di battere le ore della vita collettiva nell’emergenza. Non c’è nessun orologio che si ferma così, quando tutto va bene. Ma sono fermi, invece, nel dolore.

 

“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace”.

Lo dice l’Ecclesiaste, sembra tagliato apposta per noi, adesso, sembrano le parole che quegli orologi non possono pronunciare, ma che forse vogliono far intendere.

Non è qui lo spazio per addentrarci in una discussione sulla linearità o meno del tempo, non ne avremmo nemmeno le competenze. Eppure sappiamo che è vero che tutto ricomincia, dunque, anche quello che si è fermato, anche se forse non sarà più come prima. E nulla vieta di pensare che potrebbe essere meglio.

Così, gli orologi si fermano quando il tempo quantitativo è giusto che si arresti, perché non ce n’è più, perché è giusto visualizzare anche in quel modo la frattura tra il “prima” e il “dopo”. Eppure, come spiega Nietzsche, non è il tempo quantitativo ciò che è importante ai fini del nostro essere umani, quanto invece il tempo qualitativo.

Per questo non c’è orologio che tenga, proprio perché la qualità e l’immensità di ogni singolo attimo è affidata a noi stessi. Allora forse il tempo si è davvero fermato, quello sulle torri e sui campanili. Ma nelle tendopoli invece va avanti, eccome, nei gesti semplici dei tanti volontari che loro sì, regalano davvero un sorriso all’Emilia, certo molto più di bolsi intrattenitori e delle loro discutibili operazioni cultural – solidali.

I simboli, poi, servono più che altro a ricordare e ricordare fa sempre bene perché è un’attività che evita diversi problemi. E quindi ce ne saranno altri, di simboli, in futuro. Speriamo.

Ma la vita, la vita per fortuna è altro ed è qualcosa di più rispetto al tempo che ci concediamo (o che c’è concesso), scandito da quegli orologi ora fermi.

 

Per tutto il resto, come al solito, stay tuned!

(finirà tutto questo, finirà tutto questo, finirà tutto questo!)

Cose che si capiscono alle quattro di notte (breve post sul terremoto)

Correggio, domenica 20 maggio, ore 4,04.

Con Lorenzo in macchina, felicemente all’avventura, ad ascoltare il cd dello Zecchino, Letizia che dorme nella carrozzina, e tutti gli altri, i vicini di casa, a rinnovare un senso di solidarietà e (com)partecipazione fatto solamente di piccoli gesti semplici, ecco, con tutto ciò, in piena notte, capisci:

– che siete tutti davvero fortunati, per un sacco di motivi;

– che anche se la terra trema e il cielo diluvia, il sole prima o poi arriva sempre;

– che esiste una scala per tutte le cose e per tutti i problemi e quelli che fino al giorno prima ti sembravano almeno dell’ottavo grado ora invece ti rendi conto che non erano nemmeno degni di essere registrati dal sismografo della tua vita;

– che ci sono persone che conosci che hanno perso tutto e che dovranno ricominciare; e che lo faranno;

– che si fa fatica, ma che la fatica è necessaria per dare a tutto il giusto peso.

Stiamo tutti bene.

 

stay tuned 🙂

 

 

Stop and go!

Con l’arrivo della primavera i Pesciolini si fermano per un po’. Non è un controsenso e non avviene per l’eccezionale tepore di queste prime giornate post-invernali e nemmeno per la straordinaria voglia di restarsene a dormicchiare (quella ci sarebbe sempre, per la verità) nel mentre si assiste alla gemmazione degli alberi. E a proposito (nota di colore domestica): a noi piacciono tantissimo i picchi, ci piacciono talmente tanto che infatti non li insultiamo alla mattina presto quando si mettono a martellare legni di natura varia a dieci centimetri dalla finestra della camera da letto. Però, amici picchi, ecco, come dire? Veniamoci incontro!

Bene.

Dopo la presentazione molto bella di sabato scorso a Novellara (grazie mille a Monia e Stefano e a tutti gli altri), ci si ferma dunque qualche settimana sostanzialmente per due ragioni: la prima è che la famiglia del wiz_goldifish (alter ego di twitter) si sta allargando e nei prossimi giorni è in arrivo una bimba; le seconda, contestuale, è che si approfitterà dunque di tutto questo – pensa te! –  anche per portare avanti con decisione il lavoro, attualmente in corso d’opera, sulla prossima storia.

Allora, provando a darci una tempistica, anche se è abbastanza difficile prevedere le cose in questi casi, diciamo che i Pesci Rossi si prenderanno il mese di aprile per rimanere tranquilli a esplorare nuova vita sui fondali.

Poi ci saranno novità, lo sappiamo già, per il “dopo”.

Intanto, dalle nostre latitudini correggesi, proveremo comunque a seguire una bella proposta: un gruppo di lettura del romanzo con una classe di un liceo romano, in “presa diretta” su Facebook.

Ma su questo e sulle altre cose cercheremo in ogni caso di tenervi aggiornati (sempre che vi interessi).

Nel frattempo: arrivederci a presto e, come sempre… stay tuned!

 

P.S.

Questi mesi sono stati fantastici: vorrei e dovrei ringraziare chi ho avuto il privilegio di incontrare e conoscere. Nonostante quel che si sente dire in giro, ci sono molte persone straordinarie e avvengono cose molto belle là fuori!

Con Stefano Merzi

Ecografia (away we go)

Ovviamente ci chiamano dentro proprio nel momento in cui l’Annamaria è in bagno. Sento dire il nome da dentro la stanza. Allora mi alzo e l’infermiera esce dalla porta, guardando tutte le facce che ci sono lungo il corridoio. Io sono lì davanti. Dico: “È in bagno, un attimo”. Lei dice: “Immagino che non sia tu a dover fare l’ecografia”. Dico: “Immagino di no”. L’infermiera rientra e parla a voce alta. Comunica alla dottoressa, dentro, che là fuori c’è solo “il ragazzo” – adoooro che pensino che io sia un “ragazzo” – e che c’è un problema di toeletta.  Anche la dottoressa esce dall’ambulatorio e mi guarda con diffidenza. Io mi gratto in testa e sorrido e non so cosa fare. Dice: “Pensi che ne abbia per molto? Devo andare a vedere se mi hanno fatto ripartire la macchina che si è fermata in mezzo alla neve”. Dico: “Non lo so, secondo me no…”. Fortuna che l’Annamaria arriva presto a toglierci dall’imbarazzo.

Allora entriamo.

Seguono procedure che ormai conosco. Data dell’ultima mestruazione, si accomodi, alzi un po’ la maglia, ecco così, si stenda, comoda, prrrrrrruiiiitttttt (che è il rumore del gel che ti mettono prima di fare l’ecografia), sguish squosh, spegniamo la luce. Io rimango in piedi, in un angolo. Non mi tolgo nemmeno la giacca, tanto a me nessuno deve chiedermi di mettermi comodo. Però mi sistemo in una buona posizione, davanti al piccolo monitor che si sta accendendo. La dottoressa passa ripetutamente l’ecografo sulla pancia dell’Annamaria. A me sembra un pancione bello rotondo. La dottoressa la rassicura dicendo: “Ma tanto lei è una longilinea, vedrà che non avrà problemi”. Io cerco di seguire in silenzio questi discorsi tra donne, ma la mia attesa è tutta per il momento in cui quel costoso apparecchio elettromedicale si collegherà con l’interno della pancia, via satellite, non so, via qualcosa. Chiudo gli occhi per un attimo e quando li riapro… Beh, un po’ è come essere alla tv. La dottoressa si dà da fare a comunicare un sacco di misure e a dire che va tutto bene. Io subito sono confuso, come al solito faccio fatica all’inizio a capire dove sta il sopra e il sotto, il dietro e il davanti. Però mi piace che tutte sorridano tra di loro, che tutto sia così estremamente tranquillo e soffuso. Allora mi rilasso anche io e finalmente la vedo, là dentro, vedo la mia bambina che si muove e si scaravolta. Dicono: “Questa è la mano”. Penso: “Wow”. Dicono che ha anche i capelli e mostrano una strana lanugine sullo schermo, dietro quella che intuisco essere la nuca.

Allora è lì che penso, che mi viene in mente che sì, manca poco, lei sta proprio per arrivare. Mentre la dottoressa dice: “Femmina, al cento per cento. Ecco, vedete? Queste sono le grandi labbra…”, io mi dico che siamo in affitto e che la la nostra casa è piccola e che qualcosa bisognerà pur fare. Credo.

Poi però mi viene anche in mente la grandiosa scena finale del grandioso film “Away we go”, che mi commuove sempre un sacco – a dire la verità mi fa piangere, davvero, ma che ci volete fare? – quando c’è Alexi Murdoch che canta e loro, Verona e Burt, sono arrivati nella vecchia casa di lei, dopo un sacco di giri, e lei è al sesto mese, e Burt le dice: “Questo è il posto giusto per noi”, e Verona lo abbraccia, sta piangendo, e gli risponde: “Lo spero, lo spero davvero”. Ecco, è quel fatto lì, è il fatto che lei non gli risponda di sì, ma gli dica “speriamo”, che per me rende quella scena formidabile (d’altra parte il film lo hanno scritto quei due formidabili geni di Dave Eggers e di sua moglie, Vendela Vida). È la speranza che fa la differenza nella vita di coppia. Non esiste “sì” o “no”, esiste invece “speriamo”: questo è il posto giusto per noi, tutto il resto si risolverà. Speriamo.

Nel frattempo l’ecografia è finita. L’Annamaria si riveste e io invece non ne ho bisogno. Mancano due mesi. Poco prima che il monitor si spegnesse, ho salutato la bimba: avrei voluto farle “ciao”, o almeno dirglielo, ma mi sembrava superfluo, lì, in mezzo a tutti.

Usciamo. Ci sono ancora alcune pratiche da sbrigare, prossimi appuntamenti da fissare.

Io dico: “Lo spero, lo spero davvero”.

Goldfish ‘bout Bagutta!

La notizia è già stata presentata in varie salse e titoli, per cui non vorrei nemmeno star qui troppo a darvi il tormento… Ma sì, è vero, i Pesci Rossi hanno vinto il Premio Bagutta Opera Prima 2012. Una cosa molto bella e molto inaspettata e molto emozionante, per la quale avrei una sfilza di persone da ringraziare lunga così. Nel frattempo ho avuto modo di parlarne qui.

Ovviamente, uno dei primi “effetti collaterali” è stata una certa affollata rassegna stampa (e anche giorni molto “pieni”, motivo per cui sono rimasto indietro con l’aggiornamento del blog): quindi, se vi va (ma non è detto, certo), la pagina del “dicono dei pesci rossi” qua sopra presenta diversi nuovi link.

Prosegue poi il tour “edizione deluxe 2012” (!!!), con nuove date (il calendario e gli approfondimenti si trovano al relativo pop up sul sito marcotruzzi.it). Anticipo velocemente: giovedì 16 febbraio, Modena, Biblioteca Delfini, ore 17,30; sabato 18, incontro alcune classi alla biblioteca comunale “Giulio Einaudi” di Correggio; poi il 23 e 24 febbraio si vola a Cagliari, per una due giorni per me molto speciale perché andrò a trovare i “grandi amici” dei pesci rossi alla meravigliosa libreria Piazza Repubblica.

Poi segnalo il link di un altro “super” amico dei Pesci Rossi: Gianluca Gobbi, con il suo “Punto GG“!

Ok, tutto qua, per ora.

Come sempre, stay tuned… 🙂

 

P.S.

Nel frattempo, giovedì 9 febbraio mi hanno invitato a parlare di un tema semplice: 

 

P.P.S.

Grazie mille a tutti… Grazie, davvero, per tutti i messaggi e i commenti di questi giorni!

Cincopa WordPress plugin

 

2012 pesci rossi!

Bene, rieccoci qua… (buon anno a tutti).

Dunque, in attesa che si concretizzino alcune belle-belle novità, tra cui anche il restyling completo del sito (compreso il presente blog), siamo a giustificare una certa prolungata assenza dei Pesci Rossi dall’incalzante mondo web a causa di improrogabili “impegni di lavoro” (come dimostrato dalla foto qua sotto che ritrae alcuni correggessi illustri intenti a commentare con animosità le notizie di cronaca spicciola che il Pesce Rosso, nelle sue vesti di ufficio stampa, invia quotidianamente agli organi di informazione).

Ritorniamo live per segnalare… alcune attività live(!) con cui riprendiamo il filo interrotto.

Quindi.

Venerdì 27 gennaio è la Giornata della Memoria: al Teatro Bismantova di Castelnovo ne’ Monti (RE), ore 21, Alessandro Calabrò porterà in scena lo spettacolo di TB – con la regia di Gabriele Tesauri – monologo tratto da un racconto del presente curatore di questo blog (il giorno dopo incontreremo poi un po’ di studenti e dopo Alessandro porterà avanti un mini-corso teatrale). Naturalmente, per chi è in zona, da non mancare!

Sabato 28 gennaio, alle ore 17, sempre il presente curatore di questo blog è stato (misteriosamente) invitato a presentare il romanzo di Vittorio Cottafavi, “Purah” (Aliberti): Correggio, Palazzo Principi, ore 17 (vabbè, questa attività esula dalle normali comunicazioni che passano qui, sopra: ma mi andava di dirvelo e così l’ho fatto).

E poi: il ritorno dei Pesci Rossi on stage.

Giovedì 16 febbraio, ore 17,30, Modena, Biblioteca Delfini, per una data che si annuncia… Beh, si annuncia davvero molto, molto “attesa”.

Sabato 17 marzo, ore 17, Novellara (RE), Biblioteca comunale.

Insomma, per ora le date confermate sono queste.

Come sempre… stay tuned, per gli aggiornamenti… (ce ne sono, ce ne saranno)!