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Delle differenze tra “Europe Around The Borders” e “Sui confini”

img_8544Sui confini” è uscito il 16 marzo e in questi due mesi e mezzo, grazie soprattutto all’impegno di Exòrma, ha avuto recensioni e presentazioni, ha partecipato a festival ed è intervenuto in radio. Soprattutto – e questo era già avvenuto per i “Pesci Rossi” – mi ha dato l’opportunità di incontrare e confrontarmi con tantissime belle persone (il che, se vi sembra qualcosa di scontato, beh, invece non lo è affatto ed è la parte migliore di tutta la faccenda e le “persone migliori” sono un bel po’ che a ringraziarle tutte ci verrebbe un post lunghissimo – ma “essi lo sanno”).
Ma c’è una domanda che in questi 90 giorni è tornata più volte e ha a che fare con la sostanziale differenza – se esiste una differenza – tra quello che è stato il progetto “Europe Around The Borders” e il libro “Sui confini“.

Europe Around The Borders” è stato un meraviglioso progetto ideato da Ivano Di Maria, che aveva l’obiettivo, attraverso un’indagine sul tema dei confini e delle frontiere dismesse, di interrogarci in merito a due domande fondamentali: com’è l’Europa e quant’è l’Europa. Durante lo svolgimento del progetto, le domande sono cambiate, per causa di forza maggiore e il “quanta Europa c’è?” è diventata “quale Europa c’è?” e il “com’è l’Europa?” si è trasformata in “perché c’è l’Europa?“.
Eppure “Sui confini” non è (solo) il racconto di quell’esperienza e non rappresenta necessariamente le parole alle (magnifiche) foto di Ivano. “Sui confini” è un racconto in cui prevale la dimensione dell’intimità, rispetto alle considerazioni “geopolitiche”, ed è la narrazione di due personaggi che non si interrogano sul “futuro del mondo”, ma sul proprio futuro di persone, alle prese con alcuni nodi irrisolti del passato e con le tante incertezze prospettate dal futuro prossimo. “Sui confini” è la frontiera dei 40 anni, il confine della maturità, la dogana tra ciò che è stato, le cicatrici che ha lasciato, e il kairòs del domani.
Io vorrei essere un “narratore”, non un reporter. E se in alcune occasioni le due cose possono coincidere, beh, è solo “fortuna” (intesa alla maniera degli zingari).
Europe Around The Borders” era “Achtung baby”.
Sui confini” è “In Utero”.
Sui confini“, se vi va, vi aspetta venerdì 16 giugno a Bologna, alle ore 18, alla Libreria Trame e poi lunedì 19 giugno a Macerata, alle ore 18,30, per Macerata Accoglie. 
(P.S. poi ci prendiamo una breve pausa, ma da fine agosto “torneremo” con una serie di appuntamenti in giro per l’Italia).

Sa gente arrubia (part two)

A un certo punto del pomeriggio, verso la fine della seconda trasferta sarda dei Pesci Rossi, con il sole e il caldo della primavera ormai esplosi definitivamente, Maurizio mi porta su, a fare un giro dalle parti del Castello, prima di scarrozzarmi a Elmas per tornare a casa. Parliamo del più e del meno (in realtà, molto del “più” e poco del “meno”) fino a quando non arriviamo a una delle tante terrazze che da quel lato si affacciano sulla città. Ed ecco, allora, là il vecchio e glorioso stadio Sant’Elia, ora inutilizzato per via della questione Is Arenas, e laggiù i locali dismessi dell’università, e più in là ancora capannoni di vecchie fabbriche di cui si fatica anche a ricordare l’utilizzo, e là, là davanti, Sarroch, con tutto ciò che Sarroch significa. E poi il mare, che in fondo resta lì e se ne frega, delle nostre preoccupazioni, delle nostre ansie, dei nostri dubbi.

Così è da lì, dall’alto di questa città che ormai sento un po’ mia, che provo a farmi un’idea precisa della meraviglia di questa terra stupenda e in parte stuprata, almeno per quel che ne posso capire io, semplice terricolo emiliano. Eppure Cagliari ci prova ancora, davvero, è capace di reinventarsi nuove opportunità (e su questo discorso torneremo perché è un po’ il filo rosso che lega le esperienze di questi giorni), magari non subito, magari sottotraccia, magari aggrappandosi unicamente alla speranza. E il suo stesso ridiscendere, con i suoi tanti e misteriosi vicoli, proprio verso il mare, verso l’orizzonte, verso qualcosa che per definizione è “un po’ più in là”, sembra lasciar intendere che, nonostante tutto, nonostante tutto, ejà, siamo qui, siamo ancora qui, con orgoglio e coraggio e tenacia e tutte quelle altre qualità da frasi fatte che si dicono sulla Sardegna e sui suoi abitanti, ma che, nelle migliori accezioni, corrispondono anche alla verità. La città, cioè, mi mostra esattamente ciò che Maurizio mi sta dicendo con le parole.

Ancora una volta sono ospite di Patrizio e Daniela che, con Maurizio (appunto), sono i magnifici librai di Piazza Repubblica (ora corso Vittorio Emanuele), una delle migliori librerie d’Italia, tanto per intenderci. Ora, quindi, potrei tediarvi con un bel pistolotto sull’importanza delle librerie indy, sulle loro difficoltà (tipo che in Italia ne chiudono due a settimana), sul loro ruolo insostituibile per il tessuto sociale e culturale di una città. Oppure dire qualcosa a proposito delle piccole case editrici di qualità (e non penso solo alla mia deliziosa Instar, ovviamente) che, pur strette nella morsa della grande distribuzione e di certe truffaldine operazioni di self publishing, invece di indietreggiare, con orgoglio rivendicano il ruolo del mestiere più bello, affascinante, avventuroso, picaresco, pericoloso, ricco, disperato e luminoso del mondo (che è poi quello dell’editore). Oppure potrei anticipare certi grandiosi fatti che avverranno nel corso dell’edizione 2013 di “Letti di notte” (ma in questo caso tenete d’occhio il sito, che presto si aggiornerà, e soprattutto la data: 21 giugno 2013).

Tuttavia va bene, non scriverò invece nulla di tutto ciò. Perché ci sono altri, più importanti e più titolati di me, che lo sanno fare meglio e con più argomenti e con più maestria.

Dirò invece qualcosa – e molto volentieri – sui ragazzi del Liceo Giua di Cagliari, che mi hanno ospitato nel corso della loro gara di lettura (centrata proprio sui Pesci Rossi) e che, al di là di chi ha vinto e di chi ha perso, sono stati straordinari e ospitali: e insomma, ho già avuto modo di scriverlo da qualche parte, ma chi non mostra fiducia in questi ragazzi non ha capito nulla perché in loro c’è una tale forza, una tale potenziale bellezza, che mandarla dispersa sarebbe un delitto, tra i peggiori.

E, infatti, uno che questo patrimonio non intende affatto banalizzarlo nelle pieghe scontate da “tre metri sopra il cielo” è Vincenzo Soddu, scrittore, blogger e professore, che si è preso la briga di organizzare il tutto. Vincenzo è poi uno di quegli insegnanti che provano davvero a mettere in pratica quel troppo spesso dimenticato I care per i propri studenti, perché, appunto, si preoccupa per loro, per la loro formazione, per la loro crescita non solo scolastica (e, va da sé, è anche uno di quegli insegnanti per i quali la scarsa considerazione in cui è tenuta la scuola italiana ti farebbe gridare vendetta).

Dirò anche di alcuni fatti semplici che mi sono capitati, un pranzo a casa di Daniela e Patrizio, la meravigliosa cena da Mauri, Ichnusa nel bicchiere e rock nelle orecchie alle prove degli Emotionz (ehi, bimbo in arrivo: ovviamente mascotte assicurata)… Beh, ci sono cose che non si possono dire o scrivere così, tanto per fare, perché, strano a dirsi per chi vorrebbe abituarsi a metter giù parole, ma le parole, sì, le parole hanno anche loro dei limiti, e io non vorrei qui banalizzare il significato dell’amicizia con frasi a sproposito (ma loro, gli interessati, sanno a cosa mi riferisco): grazie ragazzi, grazie di tutto.

Infine, dirò anche dell’emozione – lo so che “emozione” è un termine che fa tanto romanzo d’appendice, ma oh, è successo proprio così – provata alla Casa Emmaus (Iglesias), dove gli ospiti della comunità di recupero stanno mettendo in piedi uno spettacolo teatrale tratto dai Pesci Rossi e da “Mistery shopper” di Antonio Bachis. A Casa Emmaus ci sono persone per le quali la vita ha preso una strada tutta particolare e che però mi hanno spiegato una cosa importante: che una seconda o una terza o una quarta occasione va concessa a tutti e questa concessione deve nascere prima di tutto da se stessi. Loro nella vicenda di Damian hanno visto proprio questa possibilità (che è poi il motivo per cui hanno scelto il libro). Come scenografia stanno (ri)costruendo un campo nomadi, dove si può spuntare e affacciarsi verso il pubblico da ogni parte, dalla finestra di una kampina, all’oblò di una lavatrice abbandonata. Quando l’ho vista, considerando anche il modo in cui mi hanno accolto, ho pensato… Dunque, ho pensato che a volte basta pochissimo, un’inezia, un piccolo particolare, per decidere chi è fuori e chi è dentro, per giudicare il bello e il brutto, il giusto o lo sbagliato, per indirizzare la propria esistenza da una parte o dall’altra, ma la natura delle persone è invece straordinaria sempre e sì, quello che conta è non perdere mai il coraggio di darsela questa nuova possibilità, ogni giorno, nonostante tutto. Così, a Casa Emmaus andranno in scena il 25 Aprile, giorno della Liberazione. Non c’è giorno migliore. E vale per tutti. Per tutti.

Così, questa volta, sa gente arrubia, la “gente rosa”, la “gente bella” di cui abbiamo già parlato anche qui, sono loro, sono tutte le persone incontrate in questi tre giorni, intendendo il rosa come colore della primavera e, quindi, per l’appunto, della nuova occasione che possiamo concederci.

Lo penso e lo scrivo qui, con tutta la convinzione di cui sono capace.

Stay tuned 🙂

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Zero.Novantanove

Piove da circa un mese.

Diego Milito ha finito la stagione in largo anticipo.

Ora si è fatto male anche Palacio.

Giocherà, per modo di dire, Rocchi.

Come se non bastasse tutto ciò, da qualche settimana sono arrivati in libreria anche i libri a 0,99. Il che, ovviamente, rappresenta una beffa per tutta la categoria. I motivi li ha esposti esattamente Luca Bianchini: io non saprei dire di più e, soprattutto, non saprei dirlo meglio, per cui l’invito è davvero quello di leggere il post.

Da parte mia aggiungo solo alcune considerazioni.

1. Francis Scott Fitzgerald a 0,99 è una specie di crimine contro l’umanità.

2. Di questi libri parlano bene su “Il Giornale“, per cui qui si diffida subito, anche se per onestà linkiamo: insomma, se ti batti per far passare Ruby per la nipote di Mubarak, le tue opinioni poi lasciano il tempo che trovano e puzzano come il fu cristianesimo del buon Magdi (anche nel caso tu avessi ragione).

3. Molti amici librai – ne cito tre solo come esempio: Piazza Repubblica a Cagliari, Il Ponte sulla Dora a Torino, La Galleria del Libro a Ivrea – questi simpatici libretti non li hanno nemmeno presi: e dato che loro sono librai straordinari, un motivo ci sarà, no? E non è solo perché, a conti fatti, al libraio costa di più battere lo scontrino per una cosa del genere rispetto al misero incasso. Ci sta dietro tutto un discorso di rispetto e di cultura, per il quale si rimanda ancora al post citato.

4. Prendiamo il caso di Irène Némirovsky, la meravigliosa scrittrice francese, morta ad Auschwitz. In Italia è stata portata da Adelphi. Immagino che Adelphi, negli anni, abbia curato la traduzione, l’edizione, la promozione di questa autrice, con l’attenzione e la professionalità che da sempre mette nei suoi prodotti. Ora arrivano questi di NC e piazzano anche la Némirovsky a 0,99, sfruttando il lavoro già compiuto da altri e, anzi, additandoli quasi a “rapinatori” (dacché un libro Adelphi, notoriamente, non costa 0,99): vi sembra giusto?

5. La crisi, la crisi non c’entra niente. Si mette sempre in mezzo “la crisi”, per ogni cosa, per far accettare tutto. E nemmeno la promozione della lettura. Per la gratuità della fruizione della cultura – attenzione: gratuità di fruizione non vuol dire gratuità di produzione né il calpestare le varie professionalità – ci sono vari modi: biblioteche, remainders, bookcrossing, offerte, sconti, perfino ebook, se proprio vogliamo dire anche questo. Questi a 0,99 sono i meri “prodotti civetta”, che funzionano come lo sconto sul prosciutto crudo: a quanto me lo metti oggi un chilo di Fitzgerald? Ma è stagionato? Ah no, niente… Magari allora meglio un Seneca. Ma che sia affumicato, grazie.

6. Il profitto. Qui si allarga il discorso, ma tutto ruota sempre e solo intorno al massimo profitto, che oggi sembra governare ogni scelta, anche in campo editoriale. Facciamo un esempio, che ovviamente non vuole gettare la croce addosso a nessuno, ma è così, tanto per dire. Prendete la Pimpa. La Pimpa è un prodotto italiano al 100%, un successo galattico in termini di vendite e notorietà. La casa editrice è modenese, Franco Cosimo Panini (meritoria, tra l’altro, per mille altre cose). La Pimpa a volte la stampano in Cina (forse non tutti i libri, ma diversi sì). Perché? Perché devi andare a stampare in Cina un prodotto che sai già in partenza che ti porterà un profitto altissimo? Perché si vuole sempre ottenere mille e ancora mille e sempre di più, in un gioco sui margini di guadagno che sembra non avere mai fine? Per me la cosa non sta più in piedi. Con queste logiche ci affosseremo da soli, senza nemmeno che i cinesi muovano un dito. E perché Mondadori, per dirne un’altra, stampa in Cina quando è essa stessa proprietaria di industria grafica? Paradosso della caccia al profitto, il massimo profitto, dobloni, arraffare tutto finché è possibile, vien da dire.

7. Qualcosa mi dice che probabilmente la mia agente non firmerà mai a mio nome un contratto con NC  🙂

Va bene.

Ecco.

Fortuna che la settimana prossima i Pesci Rossi saranno ancora e di nuovo in giro. E io, Damian, Roman e compagnia bella, dobbiamo tutto al mio piccolo editore e ai librai che magari tengono ancora un romanzo del 2011 proprio perché non accettano l’espositore dei 99 centesimi. Ok?

Il resoconto della gita in Sardegna – ormai patria adottiva dei Pesciolini – lo faremo presto qui sopra.

Quindi, per ora è tutto.

Keep in touch!

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Intanto nel febbraio ZeroTredici

Intanto sabato scorso ho avuto la fortuna (grazie, grazie mille alla biblioteca “Giulio Einaudi” di Correggio che ha organizzato e promosso e messo in piedi la cosa) di presentare Marco Malvaldi a Correggio e c’erano tantissime persone e Marco Malvaldi è stato molto bravo e (soprattutto) (cosa non scontata) ha dato l’idea di essere proprio una bella persona. Il che non guasta mai.

Intanto Marco Mengoni ha vinto Sanremo. E sì, doveva trionfare Elio, va bene, ma Daniele Silvestri è di un’altra e superiore razza.

Intanto accadono cose belle e impensate e gratificanti.

Intanto qualcosa cambierà.

Intanto sarà un anno che… Wow, che anno! (speriamo bene, speriamolo per tutti!).

Intanto torneremo presto anche a Cagliari.

Intanto Roma con il sole è bellissima. Ma anche Correggio, con il sole. Ma pure con la neve non scherza perché anche la neve è meravigliosa. E infatti la settimana scorsa io e Lo abbiamo fatto un ottimo pupazzo (nella foto, uno scatto “rubato”) e lo abbiamo chiamato “Magrone” (l’ha deciso lui, in realtà) perché sì, è venuto su un po’ così.

Intanto poi c’è una differenza sostanziale tra l’okite e la kerlite, per dire. E il laminato? Beh, quello costa meno.

Intanto siamo ancora in inverno anche se domenica si va a votare. Qui non si fa politica e il voto è segreto, ma ci sono persone che si sono ripresentate e queste persone che si sono ripresentate fanno “schifo”. Che è un brutto ed inelegante termine, ma rende l’idea molto meglio di altre più complesse disamine.

Intanto uscirà presto un romanzo nuovo che però no, non avrà a che fare con i Pesci Rossi.

Intanto ci saranno molte altre novità.

Intanto occorre pianificare un po’ di cose per un po’ di tempo, diciamo da qui fino a novembre, estate compresa. E solo per avere una chance di uscirne intatti.

Intanto un mio amico si sposa a settembre e in un colpo solo ci fa sentire tutti più giovani. E questo è un gran regalo che lui fa a noi.

E intanto, mentre cadono meteoriti e tu rimani lì, come un tirannosauro o un triceratopo, a sperare che non ti piovano dritti sulla testa (certo, augurandosi in questo senso di essere più fortunati di quanto lo furono a loro tempo tirannosauri e triceratopi), cerchiamo di vivere serenamente e con felicità in questo febbraio ZeroTredici.

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Due o tre cose di ritorno dal Salone del Libro

Rientrato da Torino, vorrei ringraziare subito tutte le persone che ho avuto la fortuna di incontrare e di conoscere: Silvia, Marta, Gaspare, Marta (i miei editori!!!), Silvia, Sarah, Cristina (i miei agenti!!!), Ernesto, Antonio, Alberto, Liliana, Rocco, Patrizio, Daniele, Emiliano, Ignazio (e molti altri, davvero, davvero).

Di botto, di quello che è stato per il Pesce Rosso il SalTo12 ne ho scritto qui: http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Luna+Park+Lingotto&idSezione=37046

Detto questo, aggiungerò qui alcune considerazioni (saranno brevi, niente di che) che ruotano intorno alla parola “crisi”, la più gettonata in questa edizione (ancor più dell’ottimo titolo “Primavera digitale”).

1. Ovviamente, tutti gli addetti ai lavori, e tutti più autorevoli del sottoscritto, stanno affrontando la crisi del settore editoriale. Dati alla mano, nonostante l’incremento delle iniziative dedicate alla promozione del libro, il numero dei lettori italiani è ancora in diminuzione e il mercato è retto solo dal manipolo dei cosiddetti “lettori forti” che praticamente da sempre reggono sulle loro gracili spalle, e sulle ormai sfiancate mensole delle loro casalinghe librerie, il mercato (e questo nonostante, a sorpresa, i numeri del Salone di quest’anno siano molto buoni, sia come affluenza che come vendite agli stand).

2. Book e ebook. A Torino è stato indubbiamente l’anno del digitale, non solo per via del titolo di questa edizione, ma anche per la massiccia presenza soprattutto di IBS e Amazon, con i propri vari supporti. Interessante è l’intervista pubblicata venerdì scorso su Repubblica a Martin Angioni, responsabile Amazon Italia http://intranews.sns.it/intranews/20120511/SI65045.PDF

Interessante perché solleva, una volta ancora, alcune importante questioni, in particolare in merito all’anomalia tutta italiana per cui grandi marchi editoriali sono anche proprietari di grandi catene distributive e di vendita. In sostanza Angioni dice che le piccole librerie indipendenti (con tutto il loro indotto) sono state messe in crisi dalle librerie di catena e non da Amazon: è verissimo, secondo me, anche se mi sembra comunque che si rimanga nel recinto della lotta deregolarizzata “pesce grosso mangia pesce piccolo”. Solo che ora gli ex pesci grossi italiani si troveranno a che fare con un pesce ancora più grosso e, in tutta onestà, non è possibile provare empatia per loro che per anni hanno letteralmente maramaldeggiato alle spalle dei piccoli (a proposito: “piccolo”, “indipendente” non sono di per sé garanzie di qualità, niente affatto. Però io in questi mesi ho incontrato un sacco di bellissime persone che ogni giorno tirano su la serranda della loro piccola libreria e cercano davvero di migliorare le giornate delle persone: penso che si tratti, a loro modo, di piccoli eroi, di quelle ricchezze che poi ci si ritrova a rimpiangere solo quando le si perdono, ecco).

3. L’editoria a pagamento e il self publishing. Ecco, credo invece che questo sia il “male assoluto”. Non tanto perché mette sullo stesso piano chi si è smazzato per anni, con impegno e sacrifici (non ci si crederà, ma la scrittura è un duro, sporco e solitario lavoro) con chi in due e due quattro si inventa scrittore. No, non è tanto questo. È che si tratta di un sistema del tutto diseducativo, che elimina a monte la fatica (la “fatica” per me è sempre una cosa positiva), proponendo scorciatoie assurde e del tutto impraticabili in altri settori. Ora, immaginate undici ragazzi, scartati da tutti settori giovanili d’Italia, che rifiutano il giudizio professionale e si spera “competente”, e decidono di far da soli, costituiscono una loro squadra e con questa pretendono – “pretendono”, davvero, ecco il punto – l’iscrizione alla Serie A dietro pagamento di un lauto compenso a manager trafficoni. Ecco, se avete immaginato una cosa del genere, vi avvicinate un po’ al mondo del SP e dell’EAP. Tutto questo ipertrofico attivismo, tra l’altro, alimenta un mercato già abbastanza saturo di suo, un fiume in piena di pubblicazioni e novità – un’etica della massiccia pubblicazione cui negli anni hanno contribuito alla grande anche gli editori tradizionali – che fa sì che tutto sia nuovo e un minuto dopo già vecchio, che le settimane culturali del più sperduto paese di provincia siano comunque letteralmente invase dalle presentazioni di libri, senza differenza se quello che parla è Philip Roth o mia zia con il suo volume di ricordi caserecci. È stampato? Allora sei scrittore, che male c’è.

Ecco.

Queste erano le tre considerazioni.

Ne aggiungo una quarta, che è anche una piccola anticipazione: nuovo romanzo, nuovo anno (la mia casa editrice non è di “quelle là”: è anche per questo che le voglio molto bene).

Qua sopra, comunque, presto se ne vedranno alcune nuove.

Stay tuned 🙂

Torino, comunicazioni di servizio

Come già riferito, è con grande piacere che i Pesci Rossi si apprestano a ritornare al Salone Internazionale del Libro di Torino. Quindi, quelle che seguono sono solo alcune note di servizio sulla trasferta.

Dunque, per quel che ci riguarda l’appuntamento è venerdì 11 maggio, ore 18,30, Sala Arancio (a lato padiglione 2), con Ernesto Aloia.

Ma il Salone del Libro propone, come sempre, circa un miliardo di incontri e occasioni ed espositori. La mia casa editrice, Instar, per esempio, la potete trovare al Padiglione 2, stand N46: se siete di passaggio, naturalmente l’invito è a fare un salto!

E a proposito di “salto”: #SalTo12 e #PrimaveraDigitale sono gli hashtag twitter per chi intende rimenare aggiornato su quanto avviene al Lingotto e condividere impressioni in diretta. Poi ovviamente sono attivi tutti gli altri canali, dal sito web ai social.

Insomma, ecco tutto.

In partenza, via: non vediamo l’ora di ficcarci nuovamente in quel grande, meraviglioso, di fatto irrinunciabile casino che è il Salone: buona Primavera Digitale (che è il titolo di quest’anno) a tutti!

Stay tuned (ci saranno presto novità anche qui sopra) 🙂

 

Back to Turin!

Sono lento, lo so.

In questo periodo sono davvero lento nell’aggiornare il blog. Sarebbe una storia un po’ lunga da raccontare e io non vorrei nemmeno fare la figura di quello che… Beh, non è che sono qui a tediarvi con le mie vicende familiari, ma il fatto che sia nata Letizia lo dico solamente per giustificare, almeno in parte, la mia latitanza. Intanto ho potuto personalmente sfatare un mito: non è vero che la notte sia così produttiva. Forse se dormi di giorno. Ma quando non dormi né di giorno né di notte, durante quest’ultima hai sonno, punto.

Va bene. Questo lo abbiamo detto.

Ma ora sono qui per aggiungere che i Pesci Rossi ritornano al Salone del Libro, che è una cosa a suo modo particolare: sappiamo che la vita media di un libro in Italia è brevissima, giusto qualche settimana (per i più fortunati alcuni mesi) in libreria – quando va bene – e poi via, sommersi (e mai salvati) dall’ulteriore ondata di novità in arrivo. Quindi, in effetti, dopo la presenza dell’anno scorso (con Barbara Di Gregorio e, con grande emozione, Antonio Moresco a presentare) ecco che è con una certa sorpresa, ma anche con entusiasmo e gratitudine, che ci accingiamo a riportare i Pesciolini a Torino (da cui il titolo di questo post), venerdì 11 maggio, ore 18, sala arancio. Per cui grazie mille, davvero, a Ernesto Aloia e al Circolo Culturale Saturnio per l’invito e la possibilità che mi offrono.

Questa cosa volevo dirla e ne voglio anche dire un’altra, suvvia. Gironzolando per il web ho visto ovviamente che oggi fa molto notizia il fatto che un comico miliardario – pure lui ha scritto un libro, un altro – annunci in gran pompa, tutto offeso, che non parteciperà al Salone, dove era previsto come ospite (ovviamente con i suoi adepti che sui vari blog non si risparmiano nulla, con insulti per tutti): beh, io non ho e non avrò mai il conto in banca di questo comico e nemmeno il 10% alle elezioni, eppure non mi sento servo di nessuno (tanto meno perché ho la possibilità di partecipare al Salone, come invece dicono questi a cinque “autoattribuite” stelle). E la mia vita è bella e sono felice per le cose che mi capitano e per le persone che posso incontrare. Lui, e gli altri come lui, invece, non so mica.

Voilà.

Stay tuned 🙂

Stop and go!

Con l’arrivo della primavera i Pesciolini si fermano per un po’. Non è un controsenso e non avviene per l’eccezionale tepore di queste prime giornate post-invernali e nemmeno per la straordinaria voglia di restarsene a dormicchiare (quella ci sarebbe sempre, per la verità) nel mentre si assiste alla gemmazione degli alberi. E a proposito (nota di colore domestica): a noi piacciono tantissimo i picchi, ci piacciono talmente tanto che infatti non li insultiamo alla mattina presto quando si mettono a martellare legni di natura varia a dieci centimetri dalla finestra della camera da letto. Però, amici picchi, ecco, come dire? Veniamoci incontro!

Bene.

Dopo la presentazione molto bella di sabato scorso a Novellara (grazie mille a Monia e Stefano e a tutti gli altri), ci si ferma dunque qualche settimana sostanzialmente per due ragioni: la prima è che la famiglia del wiz_goldifish (alter ego di twitter) si sta allargando e nei prossimi giorni è in arrivo una bimba; le seconda, contestuale, è che si approfitterà dunque di tutto questo – pensa te! –  anche per portare avanti con decisione il lavoro, attualmente in corso d’opera, sulla prossima storia.

Allora, provando a darci una tempistica, anche se è abbastanza difficile prevedere le cose in questi casi, diciamo che i Pesci Rossi si prenderanno il mese di aprile per rimanere tranquilli a esplorare nuova vita sui fondali.

Poi ci saranno novità, lo sappiamo già, per il “dopo”.

Intanto, dalle nostre latitudini correggesi, proveremo comunque a seguire una bella proposta: un gruppo di lettura del romanzo con una classe di un liceo romano, in “presa diretta” su Facebook.

Ma su questo e sulle altre cose cercheremo in ogni caso di tenervi aggiornati (sempre che vi interessi).

Nel frattempo: arrivederci a presto e, come sempre… stay tuned!

 

P.S.

Questi mesi sono stati fantastici: vorrei e dovrei ringraziare chi ho avuto il privilegio di incontrare e conoscere. Nonostante quel che si sente dire in giro, ci sono molte persone straordinarie e avvengono cose molto belle là fuori!

Con Stefano Merzi

Tweet!

Mentre proseguono gli appuntamenti dei Pesci Rossi con le scuole – sabato scorso è stata la volta dei ragazzi della IV ginnasio del Liceo Corso di Correggio: fantastici!!!, in un incontro per me “particolare” e anche emozionante, essendo un ex di quella scuola – questa settimana ci siamo dedicati a “cinguettare”. Mercoledì sera, infatti, l’alter ego dei Pesciolini su twitter – @wiz_goldfish – si è messo a canticchiare un bel po’, scoprendo un sacco di cose. Se volete saperne di più, il perché e il percome, leggete pure qui 🙂

Detto questo, ricordiamo ora un altro appuntamento.

Pesci Rossi a Novellara. Sabato 17 marzo, ore 17, i Pesciolini andranno dunque in breve gita a Novellara… Rocca dei Gonzaga (Sala del Fico), con Stefano Merzi.

E, dopo, altre cose seguiranno.

Stay tuned 🙂