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Zero.Novantanove

Piove da circa un mese.

Diego Milito ha finito la stagione in largo anticipo.

Ora si è fatto male anche Palacio.

Giocherà, per modo di dire, Rocchi.

Come se non bastasse tutto ciò, da qualche settimana sono arrivati in libreria anche i libri a 0,99. Il che, ovviamente, rappresenta una beffa per tutta la categoria. I motivi li ha esposti esattamente Luca Bianchini: io non saprei dire di più e, soprattutto, non saprei dirlo meglio, per cui l’invito è davvero quello di leggere il post.

Da parte mia aggiungo solo alcune considerazioni.

1. Francis Scott Fitzgerald a 0,99 è una specie di crimine contro l’umanità.

2. Di questi libri parlano bene su “Il Giornale“, per cui qui si diffida subito, anche se per onestà linkiamo: insomma, se ti batti per far passare Ruby per la nipote di Mubarak, le tue opinioni poi lasciano il tempo che trovano e puzzano come il fu cristianesimo del buon Magdi (anche nel caso tu avessi ragione).

3. Molti amici librai – ne cito tre solo come esempio: Piazza Repubblica a Cagliari, Il Ponte sulla Dora a Torino, La Galleria del Libro a Ivrea – questi simpatici libretti non li hanno nemmeno presi: e dato che loro sono librai straordinari, un motivo ci sarà, no? E non è solo perché, a conti fatti, al libraio costa di più battere lo scontrino per una cosa del genere rispetto al misero incasso. Ci sta dietro tutto un discorso di rispetto e di cultura, per il quale si rimanda ancora al post citato.

4. Prendiamo il caso di Irène Némirovsky, la meravigliosa scrittrice francese, morta ad Auschwitz. In Italia è stata portata da Adelphi. Immagino che Adelphi, negli anni, abbia curato la traduzione, l’edizione, la promozione di questa autrice, con l’attenzione e la professionalità che da sempre mette nei suoi prodotti. Ora arrivano questi di NC e piazzano anche la Némirovsky a 0,99, sfruttando il lavoro già compiuto da altri e, anzi, additandoli quasi a “rapinatori” (dacché un libro Adelphi, notoriamente, non costa 0,99): vi sembra giusto?

5. La crisi, la crisi non c’entra niente. Si mette sempre in mezzo “la crisi”, per ogni cosa, per far accettare tutto. E nemmeno la promozione della lettura. Per la gratuità della fruizione della cultura – attenzione: gratuità di fruizione non vuol dire gratuità di produzione né il calpestare le varie professionalità – ci sono vari modi: biblioteche, remainders, bookcrossing, offerte, sconti, perfino ebook, se proprio vogliamo dire anche questo. Questi a 0,99 sono i meri “prodotti civetta”, che funzionano come lo sconto sul prosciutto crudo: a quanto me lo metti oggi un chilo di Fitzgerald? Ma è stagionato? Ah no, niente… Magari allora meglio un Seneca. Ma che sia affumicato, grazie.

6. Il profitto. Qui si allarga il discorso, ma tutto ruota sempre e solo intorno al massimo profitto, che oggi sembra governare ogni scelta, anche in campo editoriale. Facciamo un esempio, che ovviamente non vuole gettare la croce addosso a nessuno, ma è così, tanto per dire. Prendete la Pimpa. La Pimpa è un prodotto italiano al 100%, un successo galattico in termini di vendite e notorietà. La casa editrice è modenese, Franco Cosimo Panini (meritoria, tra l’altro, per mille altre cose). La Pimpa a volte la stampano in Cina (forse non tutti i libri, ma diversi sì). Perché? Perché devi andare a stampare in Cina un prodotto che sai già in partenza che ti porterà un profitto altissimo? Perché si vuole sempre ottenere mille e ancora mille e sempre di più, in un gioco sui margini di guadagno che sembra non avere mai fine? Per me la cosa non sta più in piedi. Con queste logiche ci affosseremo da soli, senza nemmeno che i cinesi muovano un dito. E perché Mondadori, per dirne un’altra, stampa in Cina quando è essa stessa proprietaria di industria grafica? Paradosso della caccia al profitto, il massimo profitto, dobloni, arraffare tutto finché è possibile, vien da dire.

7. Qualcosa mi dice che probabilmente la mia agente non firmerà mai a mio nome un contratto con NC  🙂

Va bene.

Ecco.

Fortuna che la settimana prossima i Pesci Rossi saranno ancora e di nuovo in giro. E io, Damian, Roman e compagnia bella, dobbiamo tutto al mio piccolo editore e ai librai che magari tengono ancora un romanzo del 2011 proprio perché non accettano l’espositore dei 99 centesimi. Ok?

Il resoconto della gita in Sardegna – ormai patria adottiva dei Pesciolini – lo faremo presto qui sopra.

Quindi, per ora è tutto.

Keep in touch!

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Per ogni cosa c’è il suo tempo (giusto)

Vabbè, lo diciamo subito allora: maggio non sarà il mese del nuovo romanzo.

Avrebbe potuto esserlo (come più o meno detto, da qualche parte), ma non lo sarà.

Il motivo è molto semplice: non è pronto. Cioè: è pronto, ma non come dovrebbe, non come vorrei fosse, non come spero possa diventare. Serve tempo, lo dicono in tanti, questa volta lo dico anche per me. Serve tempo perché i Pesci Rossi sono stati una bella avventura e ora (un po’) sono anche una bella “responsabilità”. Serve tempo per abbandonarli, e poi riprenderli, e poi lasciarli ancora. Serve quel tempo che, mentre si è coinvolti in (e si stanno seguendo) altri tre o quattro progetti, necessariamente si dilata, al di là della voglia e della “pigrizia” personale. Serve tempo per mettere le cose al proprio posto, per trovare la parola giusta al momento giusto e metterla in bocca al personaggio giusto.

Insomma, serve quel tempo lì.

D’altra parte sono molto fortunato: ho un editore bravissimo e nessuno che si strappa i capelli se le cose andranno un po’ più per le lunghe (in questo caso).

E’ vero poi che il mercato ha anche certe sue regole, da non dimenticare. Ma, come scrisse il grande Mark Strand, “I am always amazed at / how easily satisfied / some people are”.

🙂

Tempo

Intanto nel febbraio ZeroTredici

Intanto sabato scorso ho avuto la fortuna (grazie, grazie mille alla biblioteca “Giulio Einaudi” di Correggio che ha organizzato e promosso e messo in piedi la cosa) di presentare Marco Malvaldi a Correggio e c’erano tantissime persone e Marco Malvaldi è stato molto bravo e (soprattutto) (cosa non scontata) ha dato l’idea di essere proprio una bella persona. Il che non guasta mai.

Intanto Marco Mengoni ha vinto Sanremo. E sì, doveva trionfare Elio, va bene, ma Daniele Silvestri è di un’altra e superiore razza.

Intanto accadono cose belle e impensate e gratificanti.

Intanto qualcosa cambierà.

Intanto sarà un anno che… Wow, che anno! (speriamo bene, speriamolo per tutti!).

Intanto torneremo presto anche a Cagliari.

Intanto Roma con il sole è bellissima. Ma anche Correggio, con il sole. Ma pure con la neve non scherza perché anche la neve è meravigliosa. E infatti la settimana scorsa io e Lo abbiamo fatto un ottimo pupazzo (nella foto, uno scatto “rubato”) e lo abbiamo chiamato “Magrone” (l’ha deciso lui, in realtà) perché sì, è venuto su un po’ così.

Intanto poi c’è una differenza sostanziale tra l’okite e la kerlite, per dire. E il laminato? Beh, quello costa meno.

Intanto siamo ancora in inverno anche se domenica si va a votare. Qui non si fa politica e il voto è segreto, ma ci sono persone che si sono ripresentate e queste persone che si sono ripresentate fanno “schifo”. Che è un brutto ed inelegante termine, ma rende l’idea molto meglio di altre più complesse disamine.

Intanto uscirà presto un romanzo nuovo che però no, non avrà a che fare con i Pesci Rossi.

Intanto ci saranno molte altre novità.

Intanto occorre pianificare un po’ di cose per un po’ di tempo, diciamo da qui fino a novembre, estate compresa. E solo per avere una chance di uscirne intatti.

Intanto un mio amico si sposa a settembre e in un colpo solo ci fa sentire tutti più giovani. E questo è un gran regalo che lui fa a noi.

E intanto, mentre cadono meteoriti e tu rimani lì, come un tirannosauro o un triceratopo, a sperare che non ti piovano dritti sulla testa (certo, augurandosi in questo senso di essere più fortunati di quanto lo furono a loro tempo tirannosauri e triceratopi), cerchiamo di vivere serenamente e con felicità in questo febbraio ZeroTredici.

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Due o tre cose di ritorno dal Salone del Libro

Rientrato da Torino, vorrei ringraziare subito tutte le persone che ho avuto la fortuna di incontrare e di conoscere: Silvia, Marta, Gaspare, Marta (i miei editori!!!), Silvia, Sarah, Cristina (i miei agenti!!!), Ernesto, Antonio, Alberto, Liliana, Rocco, Patrizio, Daniele, Emiliano, Ignazio (e molti altri, davvero, davvero).

Di botto, di quello che è stato per il Pesce Rosso il SalTo12 ne ho scritto qui: http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Luna+Park+Lingotto&idSezione=37046

Detto questo, aggiungerò qui alcune considerazioni (saranno brevi, niente di che) che ruotano intorno alla parola “crisi”, la più gettonata in questa edizione (ancor più dell’ottimo titolo “Primavera digitale”).

1. Ovviamente, tutti gli addetti ai lavori, e tutti più autorevoli del sottoscritto, stanno affrontando la crisi del settore editoriale. Dati alla mano, nonostante l’incremento delle iniziative dedicate alla promozione del libro, il numero dei lettori italiani è ancora in diminuzione e il mercato è retto solo dal manipolo dei cosiddetti “lettori forti” che praticamente da sempre reggono sulle loro gracili spalle, e sulle ormai sfiancate mensole delle loro casalinghe librerie, il mercato (e questo nonostante, a sorpresa, i numeri del Salone di quest’anno siano molto buoni, sia come affluenza che come vendite agli stand).

2. Book e ebook. A Torino è stato indubbiamente l’anno del digitale, non solo per via del titolo di questa edizione, ma anche per la massiccia presenza soprattutto di IBS e Amazon, con i propri vari supporti. Interessante è l’intervista pubblicata venerdì scorso su Repubblica a Martin Angioni, responsabile Amazon Italia http://intranews.sns.it/intranews/20120511/SI65045.PDF

Interessante perché solleva, una volta ancora, alcune importante questioni, in particolare in merito all’anomalia tutta italiana per cui grandi marchi editoriali sono anche proprietari di grandi catene distributive e di vendita. In sostanza Angioni dice che le piccole librerie indipendenti (con tutto il loro indotto) sono state messe in crisi dalle librerie di catena e non da Amazon: è verissimo, secondo me, anche se mi sembra comunque che si rimanga nel recinto della lotta deregolarizzata “pesce grosso mangia pesce piccolo”. Solo che ora gli ex pesci grossi italiani si troveranno a che fare con un pesce ancora più grosso e, in tutta onestà, non è possibile provare empatia per loro che per anni hanno letteralmente maramaldeggiato alle spalle dei piccoli (a proposito: “piccolo”, “indipendente” non sono di per sé garanzie di qualità, niente affatto. Però io in questi mesi ho incontrato un sacco di bellissime persone che ogni giorno tirano su la serranda della loro piccola libreria e cercano davvero di migliorare le giornate delle persone: penso che si tratti, a loro modo, di piccoli eroi, di quelle ricchezze che poi ci si ritrova a rimpiangere solo quando le si perdono, ecco).

3. L’editoria a pagamento e il self publishing. Ecco, credo invece che questo sia il “male assoluto”. Non tanto perché mette sullo stesso piano chi si è smazzato per anni, con impegno e sacrifici (non ci si crederà, ma la scrittura è un duro, sporco e solitario lavoro) con chi in due e due quattro si inventa scrittore. No, non è tanto questo. È che si tratta di un sistema del tutto diseducativo, che elimina a monte la fatica (la “fatica” per me è sempre una cosa positiva), proponendo scorciatoie assurde e del tutto impraticabili in altri settori. Ora, immaginate undici ragazzi, scartati da tutti settori giovanili d’Italia, che rifiutano il giudizio professionale e si spera “competente”, e decidono di far da soli, costituiscono una loro squadra e con questa pretendono – “pretendono”, davvero, ecco il punto – l’iscrizione alla Serie A dietro pagamento di un lauto compenso a manager trafficoni. Ecco, se avete immaginato una cosa del genere, vi avvicinate un po’ al mondo del SP e dell’EAP. Tutto questo ipertrofico attivismo, tra l’altro, alimenta un mercato già abbastanza saturo di suo, un fiume in piena di pubblicazioni e novità – un’etica della massiccia pubblicazione cui negli anni hanno contribuito alla grande anche gli editori tradizionali – che fa sì che tutto sia nuovo e un minuto dopo già vecchio, che le settimane culturali del più sperduto paese di provincia siano comunque letteralmente invase dalle presentazioni di libri, senza differenza se quello che parla è Philip Roth o mia zia con il suo volume di ricordi caserecci. È stampato? Allora sei scrittore, che male c’è.

Ecco.

Queste erano le tre considerazioni.

Ne aggiungo una quarta, che è anche una piccola anticipazione: nuovo romanzo, nuovo anno (la mia casa editrice non è di “quelle là”: è anche per questo che le voglio molto bene).

Qua sopra, comunque, presto se ne vedranno alcune nuove.

Stay tuned 🙂

Back to Turin!

Sono lento, lo so.

In questo periodo sono davvero lento nell’aggiornare il blog. Sarebbe una storia un po’ lunga da raccontare e io non vorrei nemmeno fare la figura di quello che… Beh, non è che sono qui a tediarvi con le mie vicende familiari, ma il fatto che sia nata Letizia lo dico solamente per giustificare, almeno in parte, la mia latitanza. Intanto ho potuto personalmente sfatare un mito: non è vero che la notte sia così produttiva. Forse se dormi di giorno. Ma quando non dormi né di giorno né di notte, durante quest’ultima hai sonno, punto.

Va bene. Questo lo abbiamo detto.

Ma ora sono qui per aggiungere che i Pesci Rossi ritornano al Salone del Libro, che è una cosa a suo modo particolare: sappiamo che la vita media di un libro in Italia è brevissima, giusto qualche settimana (per i più fortunati alcuni mesi) in libreria – quando va bene – e poi via, sommersi (e mai salvati) dall’ulteriore ondata di novità in arrivo. Quindi, in effetti, dopo la presenza dell’anno scorso (con Barbara Di Gregorio e, con grande emozione, Antonio Moresco a presentare) ecco che è con una certa sorpresa, ma anche con entusiasmo e gratitudine, che ci accingiamo a riportare i Pesciolini a Torino (da cui il titolo di questo post), venerdì 11 maggio, ore 18, sala arancio. Per cui grazie mille, davvero, a Ernesto Aloia e al Circolo Culturale Saturnio per l’invito e la possibilità che mi offrono.

Questa cosa volevo dirla e ne voglio anche dire un’altra, suvvia. Gironzolando per il web ho visto ovviamente che oggi fa molto notizia il fatto che un comico miliardario – pure lui ha scritto un libro, un altro – annunci in gran pompa, tutto offeso, che non parteciperà al Salone, dove era previsto come ospite (ovviamente con i suoi adepti che sui vari blog non si risparmiano nulla, con insulti per tutti): beh, io non ho e non avrò mai il conto in banca di questo comico e nemmeno il 10% alle elezioni, eppure non mi sento servo di nessuno (tanto meno perché ho la possibilità di partecipare al Salone, come invece dicono questi a cinque “autoattribuite” stelle). E la mia vita è bella e sono felice per le cose che mi capitano e per le persone che posso incontrare. Lui, e gli altri come lui, invece, non so mica.

Voilà.

Stay tuned 🙂

Stop and go!

Con l’arrivo della primavera i Pesciolini si fermano per un po’. Non è un controsenso e non avviene per l’eccezionale tepore di queste prime giornate post-invernali e nemmeno per la straordinaria voglia di restarsene a dormicchiare (quella ci sarebbe sempre, per la verità) nel mentre si assiste alla gemmazione degli alberi. E a proposito (nota di colore domestica): a noi piacciono tantissimo i picchi, ci piacciono talmente tanto che infatti non li insultiamo alla mattina presto quando si mettono a martellare legni di natura varia a dieci centimetri dalla finestra della camera da letto. Però, amici picchi, ecco, come dire? Veniamoci incontro!

Bene.

Dopo la presentazione molto bella di sabato scorso a Novellara (grazie mille a Monia e Stefano e a tutti gli altri), ci si ferma dunque qualche settimana sostanzialmente per due ragioni: la prima è che la famiglia del wiz_goldifish (alter ego di twitter) si sta allargando e nei prossimi giorni è in arrivo una bimba; le seconda, contestuale, è che si approfitterà dunque di tutto questo – pensa te! –  anche per portare avanti con decisione il lavoro, attualmente in corso d’opera, sulla prossima storia.

Allora, provando a darci una tempistica, anche se è abbastanza difficile prevedere le cose in questi casi, diciamo che i Pesci Rossi si prenderanno il mese di aprile per rimanere tranquilli a esplorare nuova vita sui fondali.

Poi ci saranno novità, lo sappiamo già, per il “dopo”.

Intanto, dalle nostre latitudini correggesi, proveremo comunque a seguire una bella proposta: un gruppo di lettura del romanzo con una classe di un liceo romano, in “presa diretta” su Facebook.

Ma su questo e sulle altre cose cercheremo in ogni caso di tenervi aggiornati (sempre che vi interessi).

Nel frattempo: arrivederci a presto e, come sempre… stay tuned!

 

P.S.

Questi mesi sono stati fantastici: vorrei e dovrei ringraziare chi ho avuto il privilegio di incontrare e conoscere. Nonostante quel che si sente dire in giro, ci sono molte persone straordinarie e avvengono cose molto belle là fuori!

Con Stefano Merzi

Modena, un pomeriggio di Carnevale (con il permesso di Sandrone)!

Ci sono cose – giornate vissute, emozioni provate, occasioni d’incontro – per cui è molto difficile ringraziare. Perché vanno oltre le aspettative e perché ti viene regalata gratuitamente la possibilità di “stare bene”.

Ai Pesci Rossi è accaduto giovedì 16 febbraio, alla Biblioteca Delfini, in una Modena carnevalesca e bellissima, quando si sono presentati, tra gli altri, davanti a studenti delle serali e dei corsi di avviamento all’italiano: ragazzi, uomini, donne con un vissuto talmente “intenso” che poi si prova anche un certo pudore, per non dire “imbarazzo”, nel mettersi a parlare di una cosa “semplice”, com’è in fondo un romanzo.

Eppure, le copie dei Pesci Rossi stavano lì, nelle loro mani.

E loro hanno voluto condividere riflessioni talmente proprie e sentite che… Beh, ognuna di loro meriterebbe un pezzo di approfondimento (e in molti casi ho rischiato di rimanere “senza parole”… anche se poi, fortunatamente, qualcosa mi è uscito).

Per esempio.
Una mamma che ha detto: “Io vorrei davvero, davvero tanto, che mio figlio, che adesso ha iniziato ad andare a scuola, diventasse come Damian” (!!!).

Oppure.
Ali, afghano, che ha detto: “Mentre arrivavo in Italia, durante il viaggio, ho perso la foto dei miei figli e l’anello di quando mi sono sposato… Leggendo, ho pensato una volta in più che le cose e gli oggetti hanno un valore che non è quello dei soldi, proprio come dice Roman a suo nipote”.
Oppure.

Una ragazza che ha detto: “Dato che l’amore non chiede la carta d’identità e neanche dove abiti, se in una villa o una roulotte, io spero che Damian ed Elisa si rimettano insieme, proprio come è successo a me e a mio marito. Così, spero che tu scriverai un secondo romanzo dove loro stanno insieme”.
Oppure.

Sergio, che ha detto: “Ho letto tutto il romanzo alla sera, prima di dormire: per me è molto bello vedere che se uno ha dei sogni o delle capacità poi può riuscire a realizzarli. Come te, no? Avevi il
desiderio di raccontare una storia e scrivere un romanzo è una cosa difficilissima… Però, eccoti qua. Anche io mi auguro di riuscire nei miei sogni”.
Oppure.

Un altro ragazzo che ha detto: “Io però volevo che Damian lo denunciasse alla polizia, Enrico. Perché non l’ha fatto? Perché non si è fidato? Nel prossimo libro, fai che lo denuncia e che lo manda in prigione…”.
Oppure.

Uno studente in prima fila che, dopo aver commentato in modo esegetico ogni singola parola del titolo e aver usato il termine “metafora” con boato delle insegnanti e dei compagni, ha chiesto: “Ma come, come è possibile che noi tutti diversi non riusciamo a stare tutti bene insieme?”.

Così, durante il pomeriggio mi sono chiesto più volte che cosa avessi da offrire io, a loro.

Ancora adesso non lo so. In quel momento ho solo cercato qualche risposta non banale e non so se ci sono riuscito. Spero di sì e mi sarebbe piaciuto ringraziarli uno a uno.

Siccome non è stato possibile al 100%, allora devo almeno “citare “ qui Manuela e Giulia, bibliotecarie alla Delfini, non solo perché hanno organizzato la giornata in una splendida sala (il “totem” che racconta l’autore ospite attraverso libri, cd e foto per me è stato qualcosa di magico), ma soprattutto per la passione vera che mettono nel loro lavoro, che traspare da quasi tutte le loro parole: lunga vita alle biblioteche e alle bibliotecarie (e ai bibliotecari, ovvio)!

E grazie alle insegnanti che partecipano alle iniziative proposte e anzi: a loro, grazie perché insegnano e perché insegnano proprio così.

E, infine, un abbraccio collettivo a tutti i ragazzi che c’erano, con una risposta finale: no, la vicenda di Damian non è così frequente, ma sì, il primo passo perché lo diventi è cominciare a crederci, almeno un po’ (proprio come Gioele con i pesci rossi nelle pozzanghere).

(e ora: rotta verso Cagliari: stay tuned!)

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Goldfish ‘bout Bagutta!

La notizia è già stata presentata in varie salse e titoli, per cui non vorrei nemmeno star qui troppo a darvi il tormento… Ma sì, è vero, i Pesci Rossi hanno vinto il Premio Bagutta Opera Prima 2012. Una cosa molto bella e molto inaspettata e molto emozionante, per la quale avrei una sfilza di persone da ringraziare lunga così. Nel frattempo ho avuto modo di parlarne qui.

Ovviamente, uno dei primi “effetti collaterali” è stata una certa affollata rassegna stampa (e anche giorni molto “pieni”, motivo per cui sono rimasto indietro con l’aggiornamento del blog): quindi, se vi va (ma non è detto, certo), la pagina del “dicono dei pesci rossi” qua sopra presenta diversi nuovi link.

Prosegue poi il tour “edizione deluxe 2012” (!!!), con nuove date (il calendario e gli approfondimenti si trovano al relativo pop up sul sito marcotruzzi.it). Anticipo velocemente: giovedì 16 febbraio, Modena, Biblioteca Delfini, ore 17,30; sabato 18, incontro alcune classi alla biblioteca comunale “Giulio Einaudi” di Correggio; poi il 23 e 24 febbraio si vola a Cagliari, per una due giorni per me molto speciale perché andrò a trovare i “grandi amici” dei pesci rossi alla meravigliosa libreria Piazza Repubblica.

Poi segnalo il link di un altro “super” amico dei Pesci Rossi: Gianluca Gobbi, con il suo “Punto GG“!

Ok, tutto qua, per ora.

Come sempre, stay tuned… 🙂

 

P.S.

Nel frattempo, giovedì 9 febbraio mi hanno invitato a parlare di un tema semplice: 

 

P.P.S.

Grazie mille a tutti… Grazie, davvero, per tutti i messaggi e i commenti di questi giorni!

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Fa tutto parte del piano… più o meno

A casa nostra, da circa un mese, la star assoluta è l’Agente Speciale Oso. Per chi non sapesse chi è l’Agente Speciale Oso è consigliata una rapida ricerca sul web. In poche parole si tratta di un orsetto animato Disney che deve compiere varie prove per superare i test del suo addestramento, che lo porteranno a diventare nientepopodimeno che un agente speciale (ovviamente). In ogni episodio, Oso si trova di fronte a problemi di varia natura che, grazie all’aiuto di una speciale tecnologia (tra cui l’immancabile Zam-Pilot) riesce (quasi) sempre a superare in tre fasi (fase uno, fase due e fase tre). La cosa divertente è che Oso non è affatto un supereroe: è anzi un po’ tonto e sicuramente impacciato… Quindi, va bene: il mio attuale coinquilino di tre anni ci si riconosce alla grande, ma Oso è in realtà un po’ tutti noi. C’è una frase che ripete sempre, in ogni puntata: “Fa tutto parte del piano… Più o meno“.

Ecco, fa tutto parte del piano… più o meno.

Certo, il piano sarebbe meglio conoscerlo prima, ma, ok, non si può pretendere tutto. Nel frattempo, qua ogni cosa viaggia alla velocità della luce: io per esempio cerco di mettere fuori dalla porta Damian e compagni (fase uno) perché devo tenere la concentrazione su certi nuovi amichetti che mi sto facendo in queste febbrili (e affannate) notti settimanali di inizio autunno (fase due); purtroppo – o per fortuna – Damian non ne vuole sapere e torna a fare capolino da ogni dove. Ci sono appuntamenti nuovi – da consultare nell’apposita sezione del sito – e si viaggia da Pisa a Reggio Emilia (per una presentazione per me davvero, davvero, davvero importante: avremo modo di riparlarne) e anche una piccola news per quanto riguarda la sezione “Dicono dei Pesci Rossi“. La dismissione degli affetti (fase tre), per gli abitanti del campo è insomma ancora di là da venire.

Concludo con due cose bellissime che mi stanno capitando e con una brutta che invece riguarda tutti.

La prima cosa bellissima è che sì, è molto faticoso, ma è anche meraviglioso avere questi nuovi amici di cui vi dicevo prima: non che abbiano sostituito Damian e Roman e Gioele ed Elisa, ma stanno contribuendo ad arricchire le mie conoscenze (altro che Facebook!). Ora si tratta solo di vedere che cosa potrà saltarne fuori.

La seconda cosa bellissima è che ci sono scrittori dei quali sto leggendo le loro opere in bozza/manoscritto e mi accorgo di quanto sono bravi e di quanto ho da imparare e di che fortuna ho ad averli come amici (appunto). E poi c’è anche chi mi chiama a presentare il proprio romanzo, fidandosi un sacco di me (ma anche di questo riparleremo): io, nel frattempo, che sto ancora combattendo contro la timidezza per quel che riguarda le cose mie, mi sa che dovrò armarmi di corazza per non sfigurare in queste occasioni.

La cosa brutta, invece, è questa menata della “legge-bavaglio“. Adesso pare che i blog ne restino fuori, ma, diciamolo bello chiaro: questa è una vera vaccata, mica degna di un paese civile. Ma, ehi, certo: noi siamo ancora un paese civile?

Stay tuned 🙂

Pesci Rossi for geek

Ehi ragazzi…

nonostante le apparenze non è ancora arrivato il momento di appendere il cartello “chiuso per ferie”.

Almeno, non da queste parti.

Ci sono infatti ancora alcune questioni di cui occuparsi.

La prima è un annuncio: è da oggi disponibile – evviva evviva – l’ebook dei Pesci Rossi, la “geek version” delle avventure di Damian e Gioele.

Lo trovate qui e nel caso abbiate necessità di uno strumentino per leggerlo sul computer, ecco qua la soluzione.

Ok, ha un prezzo: 7 euro e 90. Non voglio aprire qui un dibattito sui costi della cultura e delle produzioni di contenuti e della “presunta” gratuità delle cose (semmai ci ritorneremo in altra occasione): dico solo “Sette e Novanta“, che, così come il prezzo di copertina della versione cartacea, intendono in parte quantificare le notti trascorse a scrivere i Pesci Rossi e il lavoro di Silvia – a 38 gradi di media! (grazie, grazie, grazie) – per produrre la versione epub.

Va bene, va bene: la seconda cosa è che ci sarà da preparare per bene l’uscita a Carpi, in quel di lunedì 25 luglio, ma ne parlerò a tempo debito.

E la terza è che tra qualche giorno ci sarà un piccola sorpresa, con un “inedito” on line.

Ho detto tutto, per ora.

Stiamo tutti bene, in questa estate all’inizio!