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“Torno subito”: sulla chiusura dell’Officina dei Libri a Cagliari

11864813_10207550059297376_193111965482547388_oQuando chiude una libreria, spesso si ergono lamenti funebri che evocano scenari apocalittici tipo “la morte della cultura” o la “fine della civiltà”. E quando chiude una libreria bella, frutto dell’impegno e della passione e della straordinaria competenza di un libraio bravo – o “molto” bravo – ecco che a questo si aggiunge, spesso in ordine casuale, la ricerca delle colpe. Quando chiude una libreria non ci sono quasi mai cause. Ci sono colpe: il sistema; la crisi; la crisi epocale; la pressione fiscale; l’ignoranza del popolo illetterato/l’ignoranza degli editori da cassetta/l’ignoranza di autori contemporanei semplicemente scarsi (che se ci fosse ancora Moravia allora sì); gli ebook; Fabio Volo. Amazon.
Chiariamo: tutte queste colpe sono reali. Se tu sei di Cagliari, per esempio, e vai nella libreria di Patrizio Zurru e gli chiedi un consiglio per un libro e lui ti parla di Percival Everett e tu gli dici “ok, vediamo…” ma esci senza aver acquistato il libro di Percival Everett e a casa ti colleghi invece su Amazon Italia, che però fino a qualche mese fa aveva sede fiscale da un’altra parte, cerchi il libro di Percival Everett e non lo trovi o se lo trovi ti accorgi che sotto non c’è scritta nemmeno una recensione e così ripieghi sull’ultimo di Fabio Volo (o di Andrea Scanzi, questo lo aggiungo gratuitamente) perché ha tanti feed positivi e perché è proposto con uno sconto del 30% rispetto allo stesso libro di Fabio Volo (o Andrea Scanzi) che Patrizio Zurru teneva nel retrobottega, ecco che la filiera delle colpe è quasi al completo.
430642_3390494008028_1439952686_3152492_596559788_nPatrizio ha chiuso l’Officina dei Libri. Ma qui non gli scriveremo il coccodrillo. Perché Patrizio, con Mauri e Daniela – per tutto quello che hanno fatto in questi anni per Damian e soci, loro saranno evidentemente e per sempre Pesci Rossi ad honorem e i Pesci Rossi sono abituati da secoli a ricevere anche palate sui denti, come niente fosse – sono troppo intelligenti e troppo preparati e non è tempo di coccodrilli per chi è intelligente e preparato. E appassionato.
Quindi Patrizio farà qualcos’altro (in realtà lo sta già facendo) (anche qui). E lo farà con le medesime competenze e intraprendenza e lo stesso coraggio con cui ha fatto il libraio. La cultura non morirà. E nemmeno la letteratura. Al peggio rimarranno, semmai, nello stato agonizzante in cui versano anche adesso. Ma la chiusura dell’Officina non significherà per loro il distacco della spina.
Saranno invece i lettori – quelli superstiti – a rimanere più poveri di prima. Nella fattispecie quelli di Cagliari. Perché la chiusura di una libreria non è un colpo inferto alla cultura. La chiusura di una libreria indipendente – così come la chiusura di altre attività commerciali o spazi autonomi di creatività – è un colpo alla libertà di scelta. E quindi, stringi-stringi, all’idea stessa di democrazia. Non è un deficit culturale, quello cui si assiste. È un deficit politico, intendendo l’aggettivo non nel termine istituzionale, ma in senso aggregativo, cioè nella sua capacità di produrre e far circolare idee nuove a disposizione della collettività. Questo, secondo me, è il valore aggiunto che Patrizio ha messo dentro alla sua attività, al di là dei vari aspetti economici e contabili, e che non decade con la chiusura della libreria.
La chiusura di una libreria indipendente, quindi, rappresenta semmai una domanda diretta, che mi interroga non come lettore (e tanto meno come scrittorucolo da quattro soldi), ma come cittadino: è il mio, il nostro spazio democratico a rivelarsi depauperato e in pericolo. Prenderne coscienza e sensibilità significherebbe, con le ultime parole scritte da Pier Vittorio Tondelli, “riscoprire la partecipazione, l’impegno e, cosa ben più importante, la solidarietà”. E sarebbe il primo passo per far sì che “nonostante il sipario di ombre dell’estate, in fondo è possibile intravedere la luce”.

Sa gente arrubia (part two)

A un certo punto del pomeriggio, verso la fine della seconda trasferta sarda dei Pesci Rossi, con il sole e il caldo della primavera ormai esplosi definitivamente, Maurizio mi porta su, a fare un giro dalle parti del Castello, prima di scarrozzarmi a Elmas per tornare a casa. Parliamo del più e del meno (in realtà, molto del “più” e poco del “meno”) fino a quando non arriviamo a una delle tante terrazze che da quel lato si affacciano sulla città. Ed ecco, allora, là il vecchio e glorioso stadio Sant’Elia, ora inutilizzato per via della questione Is Arenas, e laggiù i locali dismessi dell’università, e più in là ancora capannoni di vecchie fabbriche di cui si fatica anche a ricordare l’utilizzo, e là, là davanti, Sarroch, con tutto ciò che Sarroch significa. E poi il mare, che in fondo resta lì e se ne frega, delle nostre preoccupazioni, delle nostre ansie, dei nostri dubbi.

Così è da lì, dall’alto di questa città che ormai sento un po’ mia, che provo a farmi un’idea precisa della meraviglia di questa terra stupenda e in parte stuprata, almeno per quel che ne posso capire io, semplice terricolo emiliano. Eppure Cagliari ci prova ancora, davvero, è capace di reinventarsi nuove opportunità (e su questo discorso torneremo perché è un po’ il filo rosso che lega le esperienze di questi giorni), magari non subito, magari sottotraccia, magari aggrappandosi unicamente alla speranza. E il suo stesso ridiscendere, con i suoi tanti e misteriosi vicoli, proprio verso il mare, verso l’orizzonte, verso qualcosa che per definizione è “un po’ più in là”, sembra lasciar intendere che, nonostante tutto, nonostante tutto, ejà, siamo qui, siamo ancora qui, con orgoglio e coraggio e tenacia e tutte quelle altre qualità da frasi fatte che si dicono sulla Sardegna e sui suoi abitanti, ma che, nelle migliori accezioni, corrispondono anche alla verità. La città, cioè, mi mostra esattamente ciò che Maurizio mi sta dicendo con le parole.

Ancora una volta sono ospite di Patrizio e Daniela che, con Maurizio (appunto), sono i magnifici librai di Piazza Repubblica (ora corso Vittorio Emanuele), una delle migliori librerie d’Italia, tanto per intenderci. Ora, quindi, potrei tediarvi con un bel pistolotto sull’importanza delle librerie indy, sulle loro difficoltà (tipo che in Italia ne chiudono due a settimana), sul loro ruolo insostituibile per il tessuto sociale e culturale di una città. Oppure dire qualcosa a proposito delle piccole case editrici di qualità (e non penso solo alla mia deliziosa Instar, ovviamente) che, pur strette nella morsa della grande distribuzione e di certe truffaldine operazioni di self publishing, invece di indietreggiare, con orgoglio rivendicano il ruolo del mestiere più bello, affascinante, avventuroso, picaresco, pericoloso, ricco, disperato e luminoso del mondo (che è poi quello dell’editore). Oppure potrei anticipare certi grandiosi fatti che avverranno nel corso dell’edizione 2013 di “Letti di notte” (ma in questo caso tenete d’occhio il sito, che presto si aggiornerà, e soprattutto la data: 21 giugno 2013).

Tuttavia va bene, non scriverò invece nulla di tutto ciò. Perché ci sono altri, più importanti e più titolati di me, che lo sanno fare meglio e con più argomenti e con più maestria.

Dirò invece qualcosa – e molto volentieri – sui ragazzi del Liceo Giua di Cagliari, che mi hanno ospitato nel corso della loro gara di lettura (centrata proprio sui Pesci Rossi) e che, al di là di chi ha vinto e di chi ha perso, sono stati straordinari e ospitali: e insomma, ho già avuto modo di scriverlo da qualche parte, ma chi non mostra fiducia in questi ragazzi non ha capito nulla perché in loro c’è una tale forza, una tale potenziale bellezza, che mandarla dispersa sarebbe un delitto, tra i peggiori.

E, infatti, uno che questo patrimonio non intende affatto banalizzarlo nelle pieghe scontate da “tre metri sopra il cielo” è Vincenzo Soddu, scrittore, blogger e professore, che si è preso la briga di organizzare il tutto. Vincenzo è poi uno di quegli insegnanti che provano davvero a mettere in pratica quel troppo spesso dimenticato I care per i propri studenti, perché, appunto, si preoccupa per loro, per la loro formazione, per la loro crescita non solo scolastica (e, va da sé, è anche uno di quegli insegnanti per i quali la scarsa considerazione in cui è tenuta la scuola italiana ti farebbe gridare vendetta).

Dirò anche di alcuni fatti semplici che mi sono capitati, un pranzo a casa di Daniela e Patrizio, la meravigliosa cena da Mauri, Ichnusa nel bicchiere e rock nelle orecchie alle prove degli Emotionz (ehi, bimbo in arrivo: ovviamente mascotte assicurata)… Beh, ci sono cose che non si possono dire o scrivere così, tanto per fare, perché, strano a dirsi per chi vorrebbe abituarsi a metter giù parole, ma le parole, sì, le parole hanno anche loro dei limiti, e io non vorrei qui banalizzare il significato dell’amicizia con frasi a sproposito (ma loro, gli interessati, sanno a cosa mi riferisco): grazie ragazzi, grazie di tutto.

Infine, dirò anche dell’emozione – lo so che “emozione” è un termine che fa tanto romanzo d’appendice, ma oh, è successo proprio così – provata alla Casa Emmaus (Iglesias), dove gli ospiti della comunità di recupero stanno mettendo in piedi uno spettacolo teatrale tratto dai Pesci Rossi e da “Mistery shopper” di Antonio Bachis. A Casa Emmaus ci sono persone per le quali la vita ha preso una strada tutta particolare e che però mi hanno spiegato una cosa importante: che una seconda o una terza o una quarta occasione va concessa a tutti e questa concessione deve nascere prima di tutto da se stessi. Loro nella vicenda di Damian hanno visto proprio questa possibilità (che è poi il motivo per cui hanno scelto il libro). Come scenografia stanno (ri)costruendo un campo nomadi, dove si può spuntare e affacciarsi verso il pubblico da ogni parte, dalla finestra di una kampina, all’oblò di una lavatrice abbandonata. Quando l’ho vista, considerando anche il modo in cui mi hanno accolto, ho pensato… Dunque, ho pensato che a volte basta pochissimo, un’inezia, un piccolo particolare, per decidere chi è fuori e chi è dentro, per giudicare il bello e il brutto, il giusto o lo sbagliato, per indirizzare la propria esistenza da una parte o dall’altra, ma la natura delle persone è invece straordinaria sempre e sì, quello che conta è non perdere mai il coraggio di darsela questa nuova possibilità, ogni giorno, nonostante tutto. Così, a Casa Emmaus andranno in scena il 25 Aprile, giorno della Liberazione. Non c’è giorno migliore. E vale per tutti. Per tutti.

Così, questa volta, sa gente arrubia, la “gente rosa”, la “gente bella” di cui abbiamo già parlato anche qui, sono loro, sono tutte le persone incontrate in questi tre giorni, intendendo il rosa come colore della primavera e, quindi, per l’appunto, della nuova occasione che possiamo concederci.

Lo penso e lo scrivo qui, con tutta la convinzione di cui sono capace.

Stay tuned 🙂

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Zero.Novantanove

Piove da circa un mese.

Diego Milito ha finito la stagione in largo anticipo.

Ora si è fatto male anche Palacio.

Giocherà, per modo di dire, Rocchi.

Come se non bastasse tutto ciò, da qualche settimana sono arrivati in libreria anche i libri a 0,99. Il che, ovviamente, rappresenta una beffa per tutta la categoria. I motivi li ha esposti esattamente Luca Bianchini: io non saprei dire di più e, soprattutto, non saprei dirlo meglio, per cui l’invito è davvero quello di leggere il post.

Da parte mia aggiungo solo alcune considerazioni.

1. Francis Scott Fitzgerald a 0,99 è una specie di crimine contro l’umanità.

2. Di questi libri parlano bene su “Il Giornale“, per cui qui si diffida subito, anche se per onestà linkiamo: insomma, se ti batti per far passare Ruby per la nipote di Mubarak, le tue opinioni poi lasciano il tempo che trovano e puzzano come il fu cristianesimo del buon Magdi (anche nel caso tu avessi ragione).

3. Molti amici librai – ne cito tre solo come esempio: Piazza Repubblica a Cagliari, Il Ponte sulla Dora a Torino, La Galleria del Libro a Ivrea – questi simpatici libretti non li hanno nemmeno presi: e dato che loro sono librai straordinari, un motivo ci sarà, no? E non è solo perché, a conti fatti, al libraio costa di più battere lo scontrino per una cosa del genere rispetto al misero incasso. Ci sta dietro tutto un discorso di rispetto e di cultura, per il quale si rimanda ancora al post citato.

4. Prendiamo il caso di Irène Némirovsky, la meravigliosa scrittrice francese, morta ad Auschwitz. In Italia è stata portata da Adelphi. Immagino che Adelphi, negli anni, abbia curato la traduzione, l’edizione, la promozione di questa autrice, con l’attenzione e la professionalità che da sempre mette nei suoi prodotti. Ora arrivano questi di NC e piazzano anche la Némirovsky a 0,99, sfruttando il lavoro già compiuto da altri e, anzi, additandoli quasi a “rapinatori” (dacché un libro Adelphi, notoriamente, non costa 0,99): vi sembra giusto?

5. La crisi, la crisi non c’entra niente. Si mette sempre in mezzo “la crisi”, per ogni cosa, per far accettare tutto. E nemmeno la promozione della lettura. Per la gratuità della fruizione della cultura – attenzione: gratuità di fruizione non vuol dire gratuità di produzione né il calpestare le varie professionalità – ci sono vari modi: biblioteche, remainders, bookcrossing, offerte, sconti, perfino ebook, se proprio vogliamo dire anche questo. Questi a 0,99 sono i meri “prodotti civetta”, che funzionano come lo sconto sul prosciutto crudo: a quanto me lo metti oggi un chilo di Fitzgerald? Ma è stagionato? Ah no, niente… Magari allora meglio un Seneca. Ma che sia affumicato, grazie.

6. Il profitto. Qui si allarga il discorso, ma tutto ruota sempre e solo intorno al massimo profitto, che oggi sembra governare ogni scelta, anche in campo editoriale. Facciamo un esempio, che ovviamente non vuole gettare la croce addosso a nessuno, ma è così, tanto per dire. Prendete la Pimpa. La Pimpa è un prodotto italiano al 100%, un successo galattico in termini di vendite e notorietà. La casa editrice è modenese, Franco Cosimo Panini (meritoria, tra l’altro, per mille altre cose). La Pimpa a volte la stampano in Cina (forse non tutti i libri, ma diversi sì). Perché? Perché devi andare a stampare in Cina un prodotto che sai già in partenza che ti porterà un profitto altissimo? Perché si vuole sempre ottenere mille e ancora mille e sempre di più, in un gioco sui margini di guadagno che sembra non avere mai fine? Per me la cosa non sta più in piedi. Con queste logiche ci affosseremo da soli, senza nemmeno che i cinesi muovano un dito. E perché Mondadori, per dirne un’altra, stampa in Cina quando è essa stessa proprietaria di industria grafica? Paradosso della caccia al profitto, il massimo profitto, dobloni, arraffare tutto finché è possibile, vien da dire.

7. Qualcosa mi dice che probabilmente la mia agente non firmerà mai a mio nome un contratto con NC  🙂

Va bene.

Ecco.

Fortuna che la settimana prossima i Pesci Rossi saranno ancora e di nuovo in giro. E io, Damian, Roman e compagnia bella, dobbiamo tutto al mio piccolo editore e ai librai che magari tengono ancora un romanzo del 2011 proprio perché non accettano l’espositore dei 99 centesimi. Ok?

Il resoconto della gita in Sardegna – ormai patria adottiva dei Pesciolini – lo faremo presto qui sopra.

Quindi, per ora è tutto.

Keep in touch!

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Intanto nel febbraio ZeroTredici

Intanto sabato scorso ho avuto la fortuna (grazie, grazie mille alla biblioteca “Giulio Einaudi” di Correggio che ha organizzato e promosso e messo in piedi la cosa) di presentare Marco Malvaldi a Correggio e c’erano tantissime persone e Marco Malvaldi è stato molto bravo e (soprattutto) (cosa non scontata) ha dato l’idea di essere proprio una bella persona. Il che non guasta mai.

Intanto Marco Mengoni ha vinto Sanremo. E sì, doveva trionfare Elio, va bene, ma Daniele Silvestri è di un’altra e superiore razza.

Intanto accadono cose belle e impensate e gratificanti.

Intanto qualcosa cambierà.

Intanto sarà un anno che… Wow, che anno! (speriamo bene, speriamolo per tutti!).

Intanto torneremo presto anche a Cagliari.

Intanto Roma con il sole è bellissima. Ma anche Correggio, con il sole. Ma pure con la neve non scherza perché anche la neve è meravigliosa. E infatti la settimana scorsa io e Lo abbiamo fatto un ottimo pupazzo (nella foto, uno scatto “rubato”) e lo abbiamo chiamato “Magrone” (l’ha deciso lui, in realtà) perché sì, è venuto su un po’ così.

Intanto poi c’è una differenza sostanziale tra l’okite e la kerlite, per dire. E il laminato? Beh, quello costa meno.

Intanto siamo ancora in inverno anche se domenica si va a votare. Qui non si fa politica e il voto è segreto, ma ci sono persone che si sono ripresentate e queste persone che si sono ripresentate fanno “schifo”. Che è un brutto ed inelegante termine, ma rende l’idea molto meglio di altre più complesse disamine.

Intanto uscirà presto un romanzo nuovo che però no, non avrà a che fare con i Pesci Rossi.

Intanto ci saranno molte altre novità.

Intanto occorre pianificare un po’ di cose per un po’ di tempo, diciamo da qui fino a novembre, estate compresa. E solo per avere una chance di uscirne intatti.

Intanto un mio amico si sposa a settembre e in un colpo solo ci fa sentire tutti più giovani. E questo è un gran regalo che lui fa a noi.

E intanto, mentre cadono meteoriti e tu rimani lì, come un tirannosauro o un triceratopo, a sperare che non ti piovano dritti sulla testa (certo, augurandosi in questo senso di essere più fortunati di quanto lo furono a loro tempo tirannosauri e triceratopi), cerchiamo di vivere serenamente e con felicità in questo febbraio ZeroTredici.

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Esor-Dire

Mentre parli e c’è qualcuno che ti riprende può capitare che ti dimentichi di dire alcune cose.
Per cui quasi tutto quello che mi è venuto in mente sull’argomento “esordire” lo trovate qui.

Ovvio però che la questione meriterebbe sicuramente di essere approfondita.
Per esempio, posso aggiungere ora altri due o tre consigli (anche se non è che poi mi senta in grado di dare chissà quale consiglio al riguardo)… Comunque:
– prerequisito: per me la scrittura è sostanzialmente un fatto di umiltà perché significa mettere a nudo un sacco di cose di te – e la maggior parte sono debolezze – e poi, per l’appunto, condividerle con persone che non puoi (ancora) conoscere: allora, se tu non fai questa cosa con umiltà sei fregato in partenza. Non è una questione di “basso profilo” o “falsa modestia”, ma è proprio il rendersi conto che hai la fortuna e il piacere di fare una cosa che ti piace solo perché dall’altra parte c’è qualcuno che ha giudicato con indulgenza le tue incapacità;
– “esordire” significa “esordire tutti i giorni” e cioè stupirsi delle cose interessanti che ti capitano: perciò, ogni nuova mattina ripeti il tuo esordio nella vita, ma non l’ha detto nessuno che il tuo sia più importante di quello di tua moglie che va a scuola a fare il suo lavoro o di tuo figlio che va all’asilo. La differenza è che può capitarti che ti chiedano un’opinione in merito e quindi, su questo, ritorniamo al punto precedente. Ma, appunto perché scrivere è mettere lì davanti agli altri un pezzettino di te, ogni nuova scrittura è un esordio, ogni nuova lettura è un esordio, ogni nuovo incontro è un esordio, ogni nuova possibilità che ti viene offerta è un esordio;
– infine – consiglio pratico – mai e poi mai e poi mai “pagare” per esordire. Chi ti chiede soldi per far avverare ciò che magari tu consideri il tuo sogno è solo un dannato truffatore (e non lasciatevi impietosire dai discorsi sui “rischi”, sulla “crisi” o cose del genere). Anche in questo caso può essere d’aiuto affidarsi all’umiltà e ricominciare daccapo, semmai, se qualcosa non ha funzionato, se la tua scrittura è stata valutata forse non ancora pronta. Pagare per essere felici alla lunga non porta a niente dato che la felicità è un bene di consumo eccezionalmente gratuito perché ha a che fare con il te stesso più profondo: cioè con qualcosa che non puoi permetterti di mettere in vendita.

Per tutto il resto, beh… Evviva Bookup.
E ok… Stay tuned 🙂

Bookup – La prima storia bella

Persone-Che-Si-Impegnano-A-Rendere-Migliore-La-Vita (i librai): “il meglio deve ancora venire!”

Dato che c’è un tempo per ogni cosa bisogna anche che ogni cosa necessiti del suo tempo. I Pesci Rossi, così, sono saliti in soffitta per lavorare un po’ “in silenzio” alla valigia del nuovo viaggio. Siamo ancora lì, abbiamo messo il pigiama e lo spazzolino da denti, le calze e le mutande, mancano ancora le magliette e una giacca nel caso faccia freddo.

Interrompiamo però il nostro assemblaggio per… Beh, avevamo già scritto che nei viaggi che i Pesci hanno affrontato in questi ultimi mesi – cioè, in tutta la meravigliosa avventura che fin qui ci è capitata – il regalo più bello, più emozionante, più tutto, è stata la possibilità di conoscere Persone-Che-Si-Impegnano-A-Rendere-Migliore-La-Vita. Sì, sì, proprio così. Uno non ci crede, uno a stare sempre nello stesso posto non ci pensa che queste persone esistano davvero. Invece ci sono e sono anche molte di più di quanto si possa immaginare. Sono persone che offrono, sono persone che lavorano, sono persone che arricchiscono la comunità, sono persone che ma chi glielo fa fare.

Va bene.

In poche parole voglio dire che sono i librai.

Ho avuto la fortuna di conoscerne molti e tutti – dico tutti – hanno avuto una storia da raccontare a loro volta, un sorriso, una bottiglia di vino, un’altra lettura da consigliare. Il nonno Roman potrebbe dire: “Sì va bene, casso, ma è il loro lavoro”. Invece no. Invece il nonno Roman si sbaglierebbe a dire così (come si sbaglia in tante altre occasioni). Perché un mestiere lo si può anche fare senza passione, ma non è questo il caso dei librai che ho incontrato io. I librai che ho incontrato io sono persone che alla sera abbassano la serranda e vanno a casa e leggono sul giornale che più della metà degli italiani non compra nemmeno un libro in un anno (anzi, manco lo legge in prestito); beh, non ci crederete, ma questi librai che ho incontrato io, il giorno dopo non è che chiudono bottega per mettersi a vendere smartphone, ma riaprono e ci riprovano e pensano, e sono convinti che prima di alzare bandiera bianca ci siano ancora un bel po’ di cose da poter fare.

Ora, siccome tre di questi librai che ho conosciuto io sono al lavoro per cambiare, e cambiare in meglio – Rocco che si sposta dalla “Torre di Abele”, Alessandro e Chiara che da Sarzana risalgono a Torino, Patrizio che apre una nuova “Piazza Repubblica” a Cagliari che però non è più in Piazza Repubblica – ecco, siccome loro stanno dicendo che non si arrendono mica, io, noi Pesci Rossi, facciamo loro tanti… tanti in bocca al lupo! “Il meglio deve ancora venire“: lo dicono qui a Correggio, crediamoci, dai 🙂

Ok, ritorniamo in soffitta.

Stay tuned…

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Letti di notte: 21 giugno, l’estate comincia da qui!

E’ un po’ che ci stiamo girando intorno, sui vari social sui quali siamo presenti, e quindi ok, affrontiamo il tema anche qui.

La Libreria Piazza Repubblica di Cagliari (in collaborazione con marcosymarcos) si è inventata questa iniziativa: una notte dedicata alle librerie (indipendenti, of course), ai lettori, alle case editrici e agli autori, il 21 giugno, solstizio d’estate e “notte più breve dell’anno”. Poi è partito il tam-tam della rete, la cosa ha preso immediatamente piede e così sono diventate davvero numerose le librerie sparse per la penisola che hanno aderito, ognuna con una proposta e un programma personalizzato. Trovate tutto quanto qui.

Bene.

Al di là di questo, a noi però hanno fatto un gran regalo: ogni casa editrice partecipante all’iniziativa è stata chiamata a indicare un paio di propri titoli per contribuire alla promozione di una vetrina di libri ad hoc per l’iniziativa. Ora, Instar ha in catalogo premi Nobel e numerosi altri “autori-proprio-autori-importanti” (davvero) e quindi, wow!, è stata una bellissima sorpresa (evviva-evviva) trovare i Pesci Rossi segnalati per questa cosa, insieme a “Tre volte invano“, un romanzo meraviglioso (consiglio: va letto!) di Emiliano Poddi. E adesso quindi siamo finiti in un mini catalogo che comprende gente come Flannery O’Connor (per dire!), una cosa per la quale il senso di gratificazione va di pari passo con quello dell’inadeguatezza.

Damian e soci, infine, quella notte lì avrebbero dovuto essere in scena alla Libreria La Fenice di Carpi (che sarebbe stato un luogo “simbolico” per mille motivi). Purtroppo le difficoltà legate alla gestione di un evento notturno in un’area appena riaperta dalla condizione di “zona rossa” da terremoto (maledetto!), hanno fatto sì che l’appuntamento, ahinoi, saltasse.

Pazienza.

Siamo sicuri che ci sarà un’altra occasione.

Tutto questo, però, non toglie alcun valore alla raccomandazione finale: giovedì notte quindi scegliete libri e libreria, andate, divertitevi alla grande, “stay hungry!”

🙂

Sa gente arrubia!

Ecco.

Allora, di ritorno dalla “missione” a Cagliari, i Pesci Rossi vorrebbero unicamente esser qui a raccontarvi:

– dei meravigliosi ragazzi del “Michelangelo” di Cagliari e del “Primo Levi” di Quartu, incontrati durante la trasferta: c’è qualcuno che si diverte a mettere in giro brutte cose sui ragazzi in genere… E, invece, loro sono sempre spettacolari, sorprendenti, capaci di ogni cosa e di ogni domanda: insomma, se il futuro sarà loro, sarà un bel futuro :-);

– delle altrettanto meravigliose insegnanti, perché ci sono ragioni per le cose dette prima e loro sono una di quelle ragioni… E poi perché fanno il “mestiere” più bello e difficile del mondo;

– di Patrizio e Daniela, i librai di Piazza Repubblica Libri: hanno venduto un sacco di copie dei Pesci Rossi e quindi, ruffianamente, già questo dovrebbe essere sufficiente per ringraziarli… Ma il fatto è che loro sono due persone stupende (in questi mesi di Pesci Rossi vagabondi ne ho conosciute tante: ragazzi, “teniamo botta” – come direbbe un concittadino illustre – perché siete tanti, e siete belli), con una dote assai rara e quindi preziosa: mettere passione per quello che fanno e per come lo fanno! Ci sono difficoltà, certo, e come dice Battiato “la primavera tarda ad arrivare”: eppure, se e quando arriverà (perché DEVE arrivare), se ci sarà una possibilità non farsi trovare impreparati, beh, quella possibilità la si dovrà al lavoro e all’impegno di persone come P&D;

– di Mauri, libraio british, strabiliante batterista degli “Emotionz”, mio nume tutelare nella scoperta del gusto dei ricci di mare e nel tifo onorario per il glorioso Cagliari (dai-dai-dai);

– di Michela Murgia che mi è apparsa non appena messo piede in libreria, io con il mio trolley al seguito e lo stomaco in gola per via di un atterraggio non proprio indimenticabile, e lei con il sorriso a coprire il mio balbettio sorpreso;

– di Cagliari città, della bellezza di perdersi tra le sue vie, tra la Marineria e il Castello, di Cagliari, città ferita (a quanto mi hanno raccontato) e per certi versi “struggente”;

– della presentazione del romanzo di Milena Agus e della condivisione (nel mio piccolo) delle “ansie” di Patrizio perché tutto andasse bene;

– della spiaggia del Poetto e dell’apparizione superlativa dei fenicotteri rosa: “sa gente arrubia” (la gente rosa), chi se lo dimentica più…

Dunque, vorrei esser qui a parlare solo di queste cose. Ma ricordo che oggi, 29 febbraio, è il blogging day per Rossella Urru: CHE DEVE RITORNARE A CASA QUANTO PRIMA!

(altre cose ci aspettano: stay tuned)

(metto anche due minuti di presentazione dei Pesciolini alla biblioteca “Giulio Einaudi” di Correggio ai ragazzi del biennio del Liceo Scientifico Corso)

 

 

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Goldfish ‘bout Bagutta!

La notizia è già stata presentata in varie salse e titoli, per cui non vorrei nemmeno star qui troppo a darvi il tormento… Ma sì, è vero, i Pesci Rossi hanno vinto il Premio Bagutta Opera Prima 2012. Una cosa molto bella e molto inaspettata e molto emozionante, per la quale avrei una sfilza di persone da ringraziare lunga così. Nel frattempo ho avuto modo di parlarne qui.

Ovviamente, uno dei primi “effetti collaterali” è stata una certa affollata rassegna stampa (e anche giorni molto “pieni”, motivo per cui sono rimasto indietro con l’aggiornamento del blog): quindi, se vi va (ma non è detto, certo), la pagina del “dicono dei pesci rossi” qua sopra presenta diversi nuovi link.

Prosegue poi il tour “edizione deluxe 2012” (!!!), con nuove date (il calendario e gli approfondimenti si trovano al relativo pop up sul sito marcotruzzi.it). Anticipo velocemente: giovedì 16 febbraio, Modena, Biblioteca Delfini, ore 17,30; sabato 18, incontro alcune classi alla biblioteca comunale “Giulio Einaudi” di Correggio; poi il 23 e 24 febbraio si vola a Cagliari, per una due giorni per me molto speciale perché andrò a trovare i “grandi amici” dei pesci rossi alla meravigliosa libreria Piazza Repubblica.

Poi segnalo il link di un altro “super” amico dei Pesci Rossi: Gianluca Gobbi, con il suo “Punto GG“!

Ok, tutto qua, per ora.

Come sempre, stay tuned… 🙂

 

P.S.

Nel frattempo, giovedì 9 febbraio mi hanno invitato a parlare di un tema semplice: 

 

P.P.S.

Grazie mille a tutti… Grazie, davvero, per tutti i messaggi e i commenti di questi giorni!

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