mag 14 2012

Due o tre cose di ritorno dal Salone del Libro

Rientrato da Torino, vorrei ringraziare subito tutte le persone che ho avuto la fortuna di incontrare e di conoscere: Silvia, Marta, Gaspare, Marta (i miei editori!!!), Silvia, Sarah, Cristina (i miei agenti!!!), Ernesto, Antonio, Alberto, Liliana, Rocco, Patrizio, Daniele, Emiliano, Ignazio (e molti altri, davvero, davvero).

Di botto, di quello che è stato per il Pesce Rosso il SalTo12 ne ho scritto qui: http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Luna+Park+Lingotto&idSezione=37046

Detto questo, aggiungerò qui alcune considerazioni (saranno brevi, niente di che) che ruotano intorno alla parola “crisi”, la più gettonata in questa edizione (ancor più dell’ottimo titolo “Primavera digitale”).

1. Ovviamente, tutti gli addetti ai lavori, e tutti più autorevoli del sottoscritto, stanno affrontando la crisi del settore editoriale. Dati alla mano, nonostante l’incremento delle iniziative dedicate alla promozione del libro, il numero dei lettori italiani è ancora in diminuzione e il mercato è retto solo dal manipolo dei cosiddetti “lettori forti” che praticamente da sempre reggono sulle loro gracili spalle, e sulle ormai sfiancate mensole delle loro casalinghe librerie, il mercato (e questo nonostante, a sorpresa, i numeri del Salone di quest’anno siano molto buoni, sia come affluenza che come vendite agli stand).

2. Book e ebook. A Torino è stato indubbiamente l’anno del digitale, non solo per via del titolo di questa edizione, ma anche per la massiccia presenza soprattutto di IBS e Amazon, con i propri vari supporti. Interessante è l’intervista pubblicata venerdì scorso su Repubblica a Martin Angioni, responsabile Amazon Italia http://intranews.sns.it/intranews/20120511/SI65045.PDF

Interessante perché solleva, una volta ancora, alcune importante questioni, in particolare in merito all’anomalia tutta italiana per cui grandi marchi editoriali sono anche proprietari di grandi catene distributive e di vendita. In sostanza Angioni dice che le piccole librerie indipendenti (con tutto il loro indotto) sono state messe in crisi dalle librerie di catena e non da Amazon: è verissimo, secondo me, anche se mi sembra comunque che si rimanga nel recinto della lotta deregolarizzata “pesce grosso mangia pesce piccolo”. Solo che ora gli ex pesci grossi italiani si troveranno a che fare con un pesce ancora più grosso e, in tutta onestà, non è possibile provare empatia per loro che per anni hanno letteralmente maramaldeggiato alle spalle dei piccoli (a proposito: “piccolo”, “indipendente” non sono di per sé garanzie di qualità, niente affatto. Però io in questi mesi ho incontrato un sacco di bellissime persone che ogni giorno tirano su la serranda della loro piccola libreria e cercano davvero di migliorare le giornate delle persone: penso che si tratti, a loro modo, di piccoli eroi, di quelle ricchezze che poi ci si ritrova a rimpiangere solo quando le si perdono, ecco).

3. L’editoria a pagamento e il self publishing. Ecco, credo invece che questo sia il “male assoluto”. Non tanto perché mette sullo stesso piano chi si è smazzato per anni, con impegno e sacrifici (non ci si crederà, ma la scrittura è un duro, sporco e solitario lavoro) con chi in due e due quattro si inventa scrittore. No, non è tanto questo. È che si tratta di un sistema del tutto diseducativo, che elimina a monte la fatica (la “fatica” per me è sempre una cosa positiva), proponendo scorciatoie assurde e del tutto impraticabili in altri settori. Ora, immaginate undici ragazzi, scartati da tutti settori giovanili d’Italia, che rifiutano il giudizio professionale e si spera “competente”, e decidono di far da soli, costituiscono una loro squadra e con questa pretendono – “pretendono”, davvero, ecco il punto – l’iscrizione alla Serie A dietro pagamento di un lauto compenso a manager trafficoni. Ecco, se avete immaginato una cosa del genere, vi avvicinate un po’ al mondo del SP e dell’EAP. Tutto questo ipertrofico attivismo, tra l’altro, alimenta un mercato già abbastanza saturo di suo, un fiume in piena di pubblicazioni e novità – un’etica della massiccia pubblicazione cui negli anni hanno contribuito alla grande anche gli editori tradizionali – che fa sì che tutto sia nuovo e un minuto dopo già vecchio, che le settimane culturali del più sperduto paese di provincia siano comunque letteralmente invase dalle presentazioni di libri, senza differenza se quello che parla è Philip Roth o mia zia con il suo volume di ricordi caserecci. È stampato? Allora sei scrittore, che male c’è.

Ecco.

Queste erano le tre considerazioni.

Ne aggiungo una quarta, che è anche una piccola anticipazione: nuovo romanzo, nuovo anno (la mia casa editrice non è di “quelle là”: è anche per questo che le voglio molto bene).

Qua sopra, comunque, presto se ne vedranno alcune nuove.

Stay tuned :-)


mag 10 2012

Torino, comunicazioni di servizio

Come già riferito, è con grande piacere che i Pesci Rossi si apprestano a ritornare al Salone Internazionale del Libro di Torino. Quindi, quelle che seguono sono solo alcune note di servizio sulla trasferta.

Dunque, per quel che ci riguarda l’appuntamento è venerdì 11 maggio, ore 18,30, Sala Arancio (a lato padiglione 2), con Ernesto Aloia.

Ma il Salone del Libro propone, come sempre, circa un miliardo di incontri e occasioni ed espositori. La mia casa editrice, Instar, per esempio, la potete trovare al Padiglione 2, stand N46: se siete di passaggio, naturalmente l’invito è a fare un salto!

E a proposito di “salto”: #SalTo12 e #PrimaveraDigitale sono gli hashtag twitter per chi intende rimenare aggiornato su quanto avviene al Lingotto e condividere impressioni in diretta. Poi ovviamente sono attivi tutti gli altri canali, dal sito web ai social.

Insomma, ecco tutto.

In partenza, via: non vediamo l’ora di ficcarci nuovamente in quel grande, meraviglioso, di fatto irrinunciabile casino che è il Salone: buona Primavera Digitale (che è il titolo di quest’anno) a tutti!

Stay tuned (ci saranno presto novità anche qui sopra) :-)

 


apr 30 2012

Legge-e-eeero…

A parte il sempre ottimo Lee Marshall su Internazionale (perfetto, perfetto: questo secondo me è un articolo perfetto), la stampa nostrana sta facendo a pezzi “To Rome with love“, il nuovo film di Woody Allen. Ora, al di là dei limiti o meno del film, credo sia corretto dire, come appunto fa Marshall, che probabilmente ciò che ha infastidito maggiormente la critica italiana sia la sostanziale mediocrità di questo lavoro di Allen (soprattutto se rapportata a “Midnight in Paris”) e le caratterizzazioni da cartolina con le quali viene dipinto il nostro paese (immutabile nei secoli dei secoli e un po’ decadente, proprio come i marmi della non a caso “città eterna”).

Marshall dice già tutto e quindi aggiungo qui, di conseguenza, solo un paio di brevi riflessioni:

1. ah ahhhhhh, allora scopriamo che i giudizi stereotipati ci danno fastidio. Curioso che questo avvenga, essendo per altro gli italiani, noi stessi, veri e propri campioni delle “stereotipizzazioni” nei confronti degli altri (extracomunitari, zingari, minoranze di credo, lingua, religione, opinioni, gusti in genere);

2. Marcello e Anita nella fontana di Trevi oggi si sarebbero beccati almeno un centinaio di commenti cattivi su Facebook di gente arrabbiata, invidiosa, che avrebbe chiesto conto di quanto è costato il film, del perché i vigili non li hanno multati, dell’indifferenza della politica, del fatto che questi si baciano mentre le fabbriche chiudono… Insomma, “la dolce vita” non esiste più, lo sappiamo, ci sono colpevoli in giro e innocenti che stanno pagando i costi di una crisi che non pare terminare mai: eppure, la costante incazzatura di molti, il vedere tutto marcio, indegno, da buttare, il cercare colpe e colpevoli – attenzione: sempre nei più deboli – non contribuisce a migliorare granché le cose.

Forse allora sarebbe tempo di provare a reclamare un po’ di leggerezza in più. Non tanto per dar seguito al vituperato motto “cuor contento il ciel l’aiuta”, quanto perché la bellezza non si nutre certo di superficialità, ma di levità un po’ sì. E sarebbe utile anche nell’approcciarsi ai presunti difetti degli altri (cioè a quelli che noi riteniamo siano i difetti degli altri): “leggeeeeeroooo, è il vestito migliore” (lo dice anche Liga, no?).

Stay tuned :-)


apr 27 2012

Back to Turin!

Sono lento, lo so.

In questo periodo sono davvero lento nell’aggiornare il blog. Sarebbe una storia un po’ lunga da raccontare e io non vorrei nemmeno fare la figura di quello che… Beh, non è che sono qui a tediarvi con le mie vicende familiari, ma il fatto che sia nata Letizia lo dico solamente per giustificare, almeno in parte, la mia latitanza. Intanto ho potuto personalmente sfatare un mito: non è vero che la notte sia così produttiva. Forse se dormi di giorno. Ma quando non dormi né di giorno né di notte, durante quest’ultima hai sonno, punto.

Va bene. Questo lo abbiamo detto.

Ma ora sono qui per aggiungere che i Pesci Rossi ritornano al Salone del Libro, che è una cosa a suo modo particolare: sappiamo che la vita media di un libro in Italia è brevissima, giusto qualche settimana (per i più fortunati alcuni mesi) in libreria – quando va bene – e poi via, sommersi (e mai salvati) dall’ulteriore ondata di novità in arrivo. Quindi, in effetti, dopo la presenza dell’anno scorso (con Barbara Di Gregorio e, con grande emozione, Antonio Moresco a presentare) ecco che è con una certa sorpresa, ma anche con entusiasmo e gratitudine, che ci accingiamo a riportare i Pesciolini a Torino (da cui il titolo di questo post), venerdì 11 maggio, ore 18, sala arancio. Per cui grazie mille, davvero, a Ernesto Aloia e al Circolo Culturale Saturnio per l’invito e la possibilità che mi offrono.

Questa cosa volevo dirla e ne voglio anche dire un’altra, suvvia. Gironzolando per il web ho visto ovviamente che oggi fa molto notizia il fatto che un comico miliardario – pure lui ha scritto un libro, un altro – annunci in gran pompa, tutto offeso, che non parteciperà al Salone, dove era previsto come ospite (ovviamente con i suoi adepti che sui vari blog non si risparmiano nulla, con insulti per tutti): beh, io non ho e non avrò mai il conto in banca di questo comico e nemmeno il 10% alle elezioni, eppure non mi sento servo di nessuno (tanto meno perché ho la possibilità di partecipare al Salone, come invece dicono questi a cinque “autoattribuite” stelle). E la mia vita è bella e sono felice per le cose che mi capitano e per le persone che posso incontrare. Lui, e gli altri come lui, invece, non so mica.

Voilà.

Stay tuned :-)


apr 6 2012

Da qui a Pasqua (e un po’ dopo)

Dato che non sempre i tempi sono esattamente quelli che ci diamo noi, qui i Pesci Rossi si erano presi una pausa di alcuni giorni che invece diventeranno qualcuno di più. Quindi, mentre a Correggio sta per partire la processione del Venerdì Santo descritta da Viki Tondelli in alcune pagine struggenti di “Camere separate“, noi procediamo solo con qualche piccolo aggiornamento dal mondo di Damian&co. (e nel frattempo siamo immersi, ormai completamente, in un’altra storia, dove attualmente ci sono tante occasioni da rimettere in fila, tanti personaggi da conoscere meglio, tante situazioni da sbrogliare e tante cose da non dover dire ora per non fare spoiler!!!).

In attesa di confermare ulteriori date, la prossima settimana, al rientro dalle vacanze pasquali, ricominceranno gli appuntamenti con le scuole (il primo in lista a Correggio, sabato 14 aprile).

Poi.

Utilizzo subito queste righe per ringraziare la prof. Giorgia Penzo e le ragazze dell’Istituto Magistrale “Vittorio Gassman” di Roma, che stanno leggendo in queste settimane le vicende “pozzangherose” di Damian. A parte il fatto che bisognerebbe ringraziare solo per il fatto di aver scoperto una scuola intitolata a Gassman, le cose sono andate più o meno così: siccome non ho ancora avuto la possibilità di raggiungere Roma (dato che, tra le altre cose, chi doveva nascere il 31 marzo, ad oggi, 6 aprile non è ancora nata!) rispondendo al loro invito, la prof. ha creato su Fb un gruppo apposito dove da alcuni giorni stiamo discutendo del romanzo (man mano che la lettura procede). Beh, non so bene che opinione abbiano loro della faccenda, ma, al di là del mio coinvolgimento, questa mi sembra proprio un’idea magnifica che, certo, non può sostituire l’incontro personale, ma forse “aiuta”, in qualche modo, ad avere una lettura meno impersonale di un romanzo (e di tutti i suoi limiti). Insomma, volevo davvero ringraziare per l’occasione che mi hanno concesso e per la disponibilità e la fiducia dimostrate.

E chi dice male della scuola italiana gli caschi la lingua!

Finiamo qui, ovviamente, con gli auguri per i prossimi giorni pasquali. La primavera è leggera come i piumini dei pioppi che in questi giorni stanno imbiancando Correggio (meno “poetico” per chi è allergico, certo): segno che la vita ricomincia sempre e che, se possibile, vale la pena darsi da fare per sbirciare il futuro, iniziando dalle piccole cose che ci accompagnano ogni giorno.

Stay tuned :-)


mar 22 2012

Stop and go!

Con l’arrivo della primavera i Pesciolini si fermano per un po’. Non è un controsenso e non avviene per l’eccezionale tepore di queste prime giornate post-invernali e nemmeno per la straordinaria voglia di restarsene a dormicchiare (quella ci sarebbe sempre, per la verità) nel mentre si assiste alla gemmazione degli alberi. E a proposito (nota di colore domestica): a noi piacciono tantissimo i picchi, ci piacciono talmente tanto che infatti non li insultiamo alla mattina presto quando si mettono a martellare legni di natura varia a dieci centimetri dalla finestra della camera da letto. Però, amici picchi, ecco, come dire? Veniamoci incontro!

Bene.

Dopo la presentazione molto bella di sabato scorso a Novellara (grazie mille a Monia e Stefano e a tutti gli altri), ci si ferma dunque qualche settimana sostanzialmente per due ragioni: la prima è che la famiglia del wiz_goldifish (alter ego di twitter) si sta allargando e nei prossimi giorni è in arrivo una bimba; le seconda, contestuale, è che si approfitterà dunque di tutto questo – pensa te! –  anche per portare avanti con decisione il lavoro, attualmente in corso d’opera, sulla prossima storia.

Allora, provando a darci una tempistica, anche se è abbastanza difficile prevedere le cose in questi casi, diciamo che i Pesci Rossi si prenderanno il mese di aprile per rimanere tranquilli a esplorare nuova vita sui fondali.

Poi ci saranno novità, lo sappiamo già, per il “dopo”.

Intanto, dalle nostre latitudini correggesi, proveremo comunque a seguire una bella proposta: un gruppo di lettura del romanzo con una classe di un liceo romano, in “presa diretta” su Facebook.

Ma su questo e sulle altre cose cercheremo in ogni caso di tenervi aggiornati (sempre che vi interessi).

Nel frattempo: arrivederci a presto e, come sempre… stay tuned!

 

P.S.

Questi mesi sono stati fantastici: vorrei e dovrei ringraziare chi ho avuto il privilegio di incontrare e conoscere. Nonostante quel che si sente dire in giro, ci sono molte persone straordinarie e avvengono cose molto belle là fuori!

Con Stefano Merzi


mar 9 2012

Tweet!

Mentre proseguono gli appuntamenti dei Pesci Rossi con le scuole – sabato scorso è stata la volta dei ragazzi della IV ginnasio del Liceo Corso di Correggio: fantastici!!!, in un incontro per me “particolare” e anche emozionante, essendo un ex di quella scuola - questa settimana ci siamo dedicati a “cinguettare”. Mercoledì sera, infatti, l’alter ego dei Pesciolini su twitter – @wiz_goldfish – si è messo a canticchiare un bel po’, scoprendo un sacco di cose. Se volete saperne di più, il perché e il percome, leggete pure qui :-)

Detto questo, ricordiamo ora un altro appuntamento.

Pesci Rossi a Novellara. Sabato 17 marzo, ore 17, i Pesciolini andranno dunque in breve gita a Novellara… Rocca dei Gonzaga (Sala del Fico), con Stefano Merzi.

E, dopo, altre cose seguiranno.

Stay tuned :-)


feb 29 2012

Sa gente arrubia!

Ecco.

Allora, di ritorno dalla “missione” a Cagliari, i Pesci Rossi vorrebbero unicamente esser qui a raccontarvi:

- dei meravigliosi ragazzi del “Michelangelo” di Cagliari e del “Primo Levi” di Quartu, incontrati durante la trasferta: c’è qualcuno che si diverte a mettere in giro brutte cose sui ragazzi in genere… E, invece, loro sono sempre spettacolari, sorprendenti, capaci di ogni cosa e di ogni domanda: insomma, se il futuro sarà loro, sarà un bel futuro :-) ;

- delle altrettanto meravigliose insegnanti, perché ci sono ragioni per le cose dette prima e loro sono una di quelle ragioni… E poi perché fanno il “mestiere” più bello e difficile del mondo;

- di Patrizio e Daniela, i librai di Piazza Repubblica Libri: hanno venduto un sacco di copie dei Pesci Rossi e quindi, ruffianamente, già questo dovrebbe essere sufficiente per ringraziarli… Ma il fatto è che loro sono due persone stupende (in questi mesi di Pesci Rossi vagabondi ne ho conosciute tante: ragazzi, “teniamo botta” – come direbbe un concittadino illustre – perché siete tanti, e siete belli), con una dote assai rara e quindi preziosa: mettere passione per quello che fanno e per come lo fanno! Ci sono difficoltà, certo, e come dice Battiato “la primavera tarda ad arrivare”: eppure, se e quando arriverà (perché DEVE arrivare), se ci sarà una possibilità non farsi trovare impreparati, beh, quella possibilità la si dovrà al lavoro e all’impegno di persone come P&D;

- di Mauri, libraio british, strabiliante batterista degli “Emotionz”, mio nume tutelare nella scoperta del gusto dei ricci di mare e nel tifo onorario per il glorioso Cagliari (dai-dai-dai);

- di Michela Murgia che mi è apparsa non appena messo piede in libreria, io con il mio trolley al seguito e lo stomaco in gola per via di un atterraggio non proprio indimenticabile, e lei con il sorriso a coprire il mio balbettio sorpreso;

- di Cagliari città, della bellezza di perdersi tra le sue vie, tra la Marineria e il Castello, di Cagliari, città ferita (a quanto mi hanno raccontato) e per certi versi “struggente”;

- della presentazione del romanzo di Milena Agus e della condivisione (nel mio piccolo) delle “ansie” di Patrizio perché tutto andasse bene;

- della spiaggia del Poetto e dell’apparizione superlativa dei fenicotteri rosa: “sa gente arrubia” (la gente rosa), chi se lo dimentica più…

Dunque, vorrei esser qui a parlare solo di queste cose. Ma ricordo che oggi, 29 febbraio, è il blogging day per Rossella Urru: CHE DEVE RITORNARE A CASA QUANTO PRIMA!

(altre cose ci aspettano: stay tuned)

(metto anche due minuti di presentazione dei Pesciolini alla biblioteca “Giulio Einaudi” di Correggio ai ragazzi del biennio del Liceo Scientifico Corso)

 

 

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feb 20 2012

Modena, un pomeriggio di Carnevale (con il permesso di Sandrone)!

Ci sono cose – giornate vissute, emozioni provate, occasioni d’incontro – per cui è molto difficile ringraziare. Perché vanno oltre le aspettative e perché ti viene regalata gratuitamente la possibilità di “stare bene”.

Ai Pesci Rossi è accaduto giovedì 16 febbraio, alla Biblioteca Delfini, in una Modena carnevalesca e bellissima, quando si sono presentati, tra gli altri, davanti a studenti delle serali e dei corsi di avviamento all’italiano: ragazzi, uomini, donne con un vissuto talmente “intenso” che poi si prova anche un certo pudore, per non dire “imbarazzo”, nel mettersi a parlare di una cosa “semplice”, com’è in fondo un romanzo.

Eppure, le copie dei Pesci Rossi stavano lì, nelle loro mani.

E loro hanno voluto condividere riflessioni talmente proprie e sentite che… Beh, ognuna di loro meriterebbe un pezzo di approfondimento (e in molti casi ho rischiato di rimanere “senza parole”… anche se poi, fortunatamente, qualcosa mi è uscito).

Per esempio.
Una mamma che ha detto: “Io vorrei davvero, davvero tanto, che mio figlio, che adesso ha iniziato ad andare a scuola, diventasse come Damian” (!!!).

Oppure.
Ali, afghano, che ha detto: “Mentre arrivavo in Italia, durante il viaggio, ho perso la foto dei miei figli e l’anello di quando mi sono sposato… Leggendo, ho pensato una volta in più che le cose e gli oggetti hanno un valore che non è quello dei soldi, proprio come dice Roman a suo nipote”.
Oppure.

Una ragazza che ha detto: “Dato che l’amore non chiede la carta d’identità e neanche dove abiti, se in una villa o una roulotte, io spero che Damian ed Elisa si rimettano insieme, proprio come è successo a me e a mio marito. Così, spero che tu scriverai un secondo romanzo dove loro stanno insieme”.
Oppure.

Sergio, che ha detto: “Ho letto tutto il romanzo alla sera, prima di dormire: per me è molto bello vedere che se uno ha dei sogni o delle capacità poi può riuscire a realizzarli. Come te, no? Avevi il
desiderio di raccontare una storia e scrivere un romanzo è una cosa difficilissima… Però, eccoti qua. Anche io mi auguro di riuscire nei miei sogni”.
Oppure.

Un altro ragazzo che ha detto: “Io però volevo che Damian lo denunciasse alla polizia, Enrico. Perché non l’ha fatto? Perché non si è fidato? Nel prossimo libro, fai che lo denuncia e che lo manda in prigione…”.
Oppure.

Uno studente in prima fila che, dopo aver commentato in modo esegetico ogni singola parola del titolo e aver usato il termine “metafora” con boato delle insegnanti e dei compagni, ha chiesto: “Ma come, come è possibile che noi tutti diversi non riusciamo a stare tutti bene insieme?”.

Così, durante il pomeriggio mi sono chiesto più volte che cosa avessi da offrire io, a loro.

Ancora adesso non lo so. In quel momento ho solo cercato qualche risposta non banale e non so se ci sono riuscito. Spero di sì e mi sarebbe piaciuto ringraziarli uno a uno.

Siccome non è stato possibile al 100%, allora devo almeno “citare “ qui Manuela e Giulia, bibliotecarie alla Delfini, non solo perché hanno organizzato la giornata in una splendida sala (il “totem” che racconta l’autore ospite attraverso libri, cd e foto per me è stato qualcosa di magico), ma soprattutto per la passione vera che mettono nel loro lavoro, che traspare da quasi tutte le loro parole: lunga vita alle biblioteche e alle bibliotecarie (e ai bibliotecari, ovvio)!

E grazie alle insegnanti che partecipano alle iniziative proposte e anzi: a loro, grazie perché insegnano e perché insegnano proprio così.

E, infine, un abbraccio collettivo a tutti i ragazzi che c’erano, con una risposta finale: no, la vicenda di Damian non è così frequente, ma sì, il primo passo perché lo diventi è cominciare a crederci, almeno un po’ (proprio come Gioele con i pesci rossi nelle pozzanghere).

(e ora: rotta verso Cagliari: stay tuned!)

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feb 7 2012

Ecografia (away we go)

Ovviamente ci chiamano dentro proprio nel momento in cui l’Annamaria è in bagno. Sento dire il nome da dentro la stanza. Allora mi alzo e l’infermiera esce dalla porta, guardando tutte le facce che ci sono lungo il corridoio. Io sono lì davanti. Dico: “È in bagno, un attimo”. Lei dice: “Immagino che non sia tu a dover fare l’ecografia”. Dico: “Immagino di no”. L’infermiera rientra e parla a voce alta. Comunica alla dottoressa, dentro, che là fuori c’è solo “il ragazzo” – adoooro che pensino che io sia un “ragazzo” – e che c’è un problema di toeletta.  Anche la dottoressa esce dall’ambulatorio e mi guarda con diffidenza. Io mi gratto in testa e sorrido e non so cosa fare. Dice: “Pensi che ne abbia per molto? Devo andare a vedere se mi hanno fatto ripartire la macchina che si è fermata in mezzo alla neve”. Dico: “Non lo so, secondo me no…”. Fortuna che l’Annamaria arriva presto a toglierci dall’imbarazzo.

Allora entriamo.

Seguono procedure che ormai conosco. Data dell’ultima mestruazione, si accomodi, alzi un po’ la maglia, ecco così, si stenda, comoda, prrrrrrruiiiitttttt (che è il rumore del gel che ti mettono prima di fare l’ecografia), sguish squosh, spegniamo la luce. Io rimango in piedi, in un angolo. Non mi tolgo nemmeno la giacca, tanto a me nessuno deve chiedermi di mettermi comodo. Però mi sistemo in una buona posizione, davanti al piccolo monitor che si sta accendendo. La dottoressa passa ripetutamente l’ecografo sulla pancia dell’Annamaria. A me sembra un pancione bello rotondo. La dottoressa la rassicura dicendo: “Ma tanto lei è una longilinea, vedrà che non avrà problemi”. Io cerco di seguire in silenzio questi discorsi tra donne, ma la mia attesa è tutta per il momento in cui quel costoso apparecchio elettromedicale si collegherà con l’interno della pancia, via satellite, non so, via qualcosa. Chiudo gli occhi per un attimo e quando li riapro… Beh, un po’ è come essere alla tv. La dottoressa si dà da fare a comunicare un sacco di misure e a dire che va tutto bene. Io subito sono confuso, come al solito faccio fatica all’inizio a capire dove sta il sopra e il sotto, il dietro e il davanti. Però mi piace che tutte sorridano tra di loro, che tutto sia così estremamente tranquillo e soffuso. Allora mi rilasso anche io e finalmente la vedo, là dentro, vedo la mia bambina che si muove e si scaravolta. Dicono: “Questa è la mano”. Penso: “Wow”. Dicono che ha anche i capelli e mostrano una strana lanugine sullo schermo, dietro quella che intuisco essere la nuca.

Allora è lì che penso, che mi viene in mente che sì, manca poco, lei sta proprio per arrivare. Mentre la dottoressa dice: “Femmina, al cento per cento. Ecco, vedete? Queste sono le grandi labbra…”, io mi dico che siamo in affitto e che la la nostra casa è piccola e che qualcosa bisognerà pur fare. Credo.

Poi però mi viene anche in mente la grandiosa scena finale del grandioso film “Away we go”, che mi commuove sempre un sacco – a dire la verità mi fa piangere, davvero, ma che ci volete fare? – quando c’è Alexi Murdoch che canta e loro, Verona e Burt, sono arrivati nella vecchia casa di lei, dopo un sacco di giri, e lei è al sesto mese, e Burt le dice: “Questo è il posto giusto per noi”, e Verona lo abbraccia, sta piangendo, e gli risponde: “Lo spero, lo spero davvero”. Ecco, è quel fatto lì, è il fatto che lei non gli risponda di sì, ma gli dica “speriamo”, che per me rende quella scena formidabile (d’altra parte il film lo hanno scritto quei due formidabili geni di Dave Eggers e di sua moglie, Vendela Vida). È la speranza che fa la differenza nella vita di coppia. Non esiste “sì” o “no”, esiste invece “speriamo”: questo è il posto giusto per noi, tutto il resto si risolverà. Speriamo.

Nel frattempo l’ecografia è finita. L’Annamaria si riveste e io invece non ne ho bisogno. Mancano due mesi. Poco prima che il monitor si spegnesse, ho salutato la bimba: avrei voluto farle “ciao”, o almeno dirglielo, ma mi sembrava superfluo, lì, in mezzo a tutti.

Usciamo. Ci sono ancora alcune pratiche da sbrigare, prossimi appuntamenti da fissare.

Io dico: “Lo spero, lo spero davvero”.